La sfida di Grillo è nel non voto.

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Premesso che come ogni fenomeno populista anche il grillismo trae la sua forza e la sua debolezza dal suo essere un movimento non-ideologico e de strutturato, che se gli ha permesso nel febbraio 2013 di raccogliere ampi consensi in settori tendenzialmente opposti dell’elettorato a medio termine implicherà un suo indebolimento e quindi una sua caduta se non saprà strutturarsi e darsi una base ideologica. La strategia messa in campo dal Presidente del Consiglio signor Matteo Renzi rappresenta la contro guerriglia da manuale al fenomeno populista, ovvero l’identificarsi come il detentore dell’iniziativa politica, che predispone e porta avanti determinate riforme che riguardano tutti i cittadini e che hanno come titolo le parole d’ordine che maggiormente emergono (a prescindere dalla bontà di tali riforme). Venuta meno la ragione urgente che ha indebolito il sistema politico aprendo la strada al populismo, ovvero la congiuntura economica di crisi e l’assenza di una leadership personalista e carismatica forte e legittimata, ecco che il destino inevitabile del contenitore populista è la sua scomparsa. Da queste considerazioni sorge la legittima domanda su come il grillismo può salvare se stesso in questa fase. La strategia fin qui seguita, che ha messo in scacco numerose anime candide del Partito democratico un anno fa ed ancora oggi pare attirare con forza i ricercatori di passioni polemiche forti della corrente civatiana, del non concedere nessun dialogo e fare ampio uso della violenza verbale non ha avuto buoni frutti. Se, infatti, puntare tutto su un rapido fallimento economico dell’Italia con la conseguente caduta del Governo Letta nel tardo 2013 per vincere le elezioni è stato arginato dalla fulminea scalata renziana a Palazzo Chigi, da quel momento il grillismo si è richiuso nel suo fortino facendo uso della sola immagine carismatica del suo padrone signor Grillo, in un’operazione di sfondamento mediatico forte di provocazioni quasi quotidiane ma priva di un contenuto politico che detti l’agenda del Paese come invece riusciva ad ottenere nei primi mesi del 2013. Nel tentativo di misurarsi con il Premier, debole a sua volta per essersi rimangiato la non marginale promessa di sostegno al Governo Letta, il padrone del simbolo M5S ha dichiarato che l’obiettivo del suo movimento è quello di ottenere un europarlamentare in più del Partito Democratico e che in caso di sconfitta lascerà la politica. Della seconda promessa non credo si curi nessuno dal momento che il giorno dopo le elezioni sicuramente non si realizzerà. Sulla prima però vedo una sola strada percorribile per i longa manus della Casaleggio ed Associati. Se veramente il signor Grillo e chi per lui vogliono fare delle elezioni europee del 25 maggio un referendum contro il signor Renzi, e su questo partono avvantaggiati dalle loro posizioni anti europeiste che traggono ampi consensi nel Paese, devono impostare la loro propaganda elettorale per portare a votare la massa di indecisi che non si sente riconosciuta in nessun partito attualmente in campo o ritiene inutile andare alle urne. Infatti se il M5S vuole puntare a sopravvivere alla congiuntura favorevole della crisi 2009-13 e quindi sopravvivere a se stesso deve porsi come un polo stabile della geografia politica italiana con una base ampia di riferimento. Questo non basta certamente in assenza di una chiara connotazione ideologica e di una strutturazione funzionale. Ma per ottenere questo obbiettivo primario non vi può che essere la dimostrazione di avere ancora la forza di mobilitare un bacino ingente dell’elettorato, come avvenuto un anno fa. Se infatti il 26 maggio scoprissimo che non solo il M5S non è riuscito a superare il Pd in quanto a voti reali ed a seggi a Strasburgo, ma che sopratutto il margine tra i due partiti è molto ampio (i sondaggi delle ultime due settimane parlano di 8-10 punti) e la quota degli astenuti e bianchi è ingente potremmo legittimamente dire che la strategia di contenimento del signor Renzi ha avuto affetto e che la spinta propulsiva del grillismo si è arenata.

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