L’Ulivo greco e la lezione della storia.

Leader of New Democracy conservative party Antonis Samaras welcomes Alexis Tsipras, leader of the Left Coalition Party SYRIZA at his office<< Un referendum sulla nostra vita>> questa è stata l’ipoteca politica posta dal signor Alexis Tsipras sul voto del 25 maggio prossimo. Nonostante il ruolo di candidato alla presidenza della Commissione europea che gli consente una visibilità internazionale che colpisce l’elettorato greco, lo stato maggiore di Syriza è alla disperata ricerca di una vittoria netta alle urne per rilanciare il partito. Nel corso degli ultimi anni, segnati dalla crisi economico-sociale, infatti il principale partito di opposizione ha raccolto solo sconfitte a fronte della sua innegabile crescita di consensi. Nel maggio 2012 passò al secondo posto con un incremento di consensi dal 3% delle elezioni generali del 2009 al 16,7 mentre i due grandi partiti di governo crollavano il Pasok dal 43% del 2009 al 13% e la Nuova Democrazia dal 35% al 18%. Con una Camera ingovernabile si celebrarono nuove elezioni un mese dopo. Le elezioni del giugno 2012 sono passate alla storia come il vero referendum sull’euro e la troika che non si pote celebrare nel novembre 2011, come aveva proposto l’allora premier signor Papandreou, per il veto dell’asse franco-tedesco. In quel confronto il signor Tsipras e Syriza furono ad un passo dalla vittoria, la prima di un partito di sinistra in Grecia e di un movimento apertamente anti-europeo in Europa. Ma posti difronte al referendum << Grecia o Troika>> ma anche << Euro o Dracma>> il miracolo, o l’incubo a seconda dei punti di vista, non si realizzò. Syriza crebbe al 26% ma non vinse, mentre la Nuova Democrazia di Antonis Samaràs arginò il sogno inebriante di una rivoluzione dei poveri con la fredda retorica del sacrificio e della responsabilità. 

ÂÏÕËÇ - ÓÕÆÇÔÇÓÇ ÓÔÇÍ ÏËÏÌÅËÅÉÁ ÓÔÇÍ ÐÑÏÔÁÓÇ ÌÏÖÇÓ ÔÏÕ ÓÕÑÉÆÁ      (ICON PRESS / ËÉÁÊÏÓ ÃÉÁÍÍÇÓ)Il nuovo referendum indetto per il 25 maggio ha i tratti molto più sfumati di quello di due anni fa. Nelle scorse settimane il Governo ha emesso sui mercati finanziari titoli di Stato per circa due miliardi ricevendo una richiesta di dieci volte tanto da parte dei famelici creditori internazionali. Alla fine dell’estate è prevista una nuova (verosimilmente l’ultima) negoziazione sul debito. Questi risultati certamente non incidono sulla vita quotidiana di un disoccupato greco o su una famiglia in ristrettezze economiche, ma segnano il raggiungimento degli obbiettivi di anni di sacrifici pubblici. In antitesi a questi successi sventolati dal Governo e da Nuova Democrazia, Syriza ha scelto una campagna elettorale fin qui basata su pochi slogan incisivi ma priva di una chiara narrazione su un’Europa diversa o su un Paese alternativo. Il movimento radicale, che è una coalizione di correnti strutturate ed autonome, cela al suo interno le tensioni fra la sinistra anti-euro e le componenti moderate, senza che una posizione chiara sia mai stata espressa dal signor Tsipras il quale va promettendo come primo atto di un Governo della Sinistra l’abrogazione dell’accordo con la Troika e la cancellazione delle leggi attuative, anche se nessuno crede che questo possa portare ad un ritorno delle lancette al 2009. 

Mentre lo scontro fra Nuova Democrazia e Syriza tende a polarizzarsi, i sondaggi delle ultime settimane segnalano un elettorato ampiamente indeciso che attribuisce alla prima un vantaggio risibile in caso di elezioni nazionali ed alla seconda un vantaggio altrettanto risibile per il voto del 25 maggio (ND 22,2% Syr. 21,5% nazionali; ND 21,8 Syr. 22,3% europee)  A differenza del dibattito latente nella sinistra radicale il Primo Ministro signor Samaràs può dormire sonni relativamente senza incubi grazie alla caduta libera alla destra di Nuova Democrazia del partito nazional-conservatore ”Greci Indipendenti” nato da una scissione di esponenti neodemocratici ma rivelatosi troppo debole e troppo schiacciato sulla guida carismatica del suo leader signor Panos Kamenos. 

935DC66D37D58C5BA97943BB45FDEC61Il vero assente di questa tornata elettorale, però, sarà lo spazio politico e partitico compreso tra i due ”grandi”, ovvero quell’ampia area di centro-sinistra che fino al 2009 si collocava tra le braccia dei socialisti. Se i sondaggi concordano nell’attribuire a Syriza la vittoria di un punto o poco più sulla Nuova Democrazia alle euroelezioni, da mesi concordano anche sul fatto che in tutte le battaglie per il rinnovo delle amministrazioni locali, in particolari le regioni e le città maggiori, lo scontro reale rimane fra Nuova Democrazia e centro-sinistra storico. Paradossale la situazione dell’Attica, la più grande regione elettorale di Grecia, dove il Syriza arrivò primo nel 2012 e tende a ripetere il risultato ma dove il Presidente regionale uscente signor Ioannis Sgouros dell’odiato Pasok punta ad essere rieletto al primo turno. Al Comune di Atene città il Sindaco uscente signor Kaminis (espressione del Pasok) distacca ampiamente il candidato neodemocratico mentre Syriza rimane indietro. Difronte a queste indicazioni forti verso un centro-sinistra che dove amministra bene viene premiato, il campo partitico in questione si presenta diviso e rancoroso. Per arginare l’emorragia di consensi al discreditato Pasok, colpevole di aver avviato la fase del regime della Troika, il suo presidente signor Evangelos Venizelos, junior partner del Governo Samaràs, ha lanciato l’operazione Ulivo greco, una lista unitaria dove i socialisti fanno la parte del leone raccogliendo piccoli gruppi e fazioni social-democratiche spesso nate da scissioni dello stesso Pasok. I sondaggi ad oggi accreditano mediamente l’Ulivo greco al 5%. L’altro partito parlamentare del centro-sinistra, Sinistra Democratica, una ex corrente di Syriza presentatasi indipendentemente alle urne del 2012, continua ad essere punita dagli elettori per le sue scelte strategiche fallimentari degli ultimi due anni. Accorsa in soccorso a N.D. e Pasok nel giugno 2012 per formare un Governo tripartitico ma dove non partecipava limitandosi a designare dei ministri tecnici di area, nel giro di un anno Sinistra Democratica è riuscita ad alienarsi la sua base contraria alle misure di austerità del Governo salvo dopo averle votate uscire dalla maggioranza suscitando malumori tra i suoi dirigenti e parlamentari che chiedevano a gran voce una partecipazione diretta nell’Esecutivo. Oggi con il 2,5% medio oltre ad essere irrilevante in Parlamento si trova pericolosamente sotto la soglia di sbarramento del 3% fissata per le elezioni nazionali. Rifiutando l’abbraccio col Pasok sotto le fronde dell’Ulivo greco S.D. ha sostanzialmente impedito al progetto di decollare limitando la sua identificazione col vecchio movimento socialista, rifiutando di portarci in dote una forte componente social-democratica e di sinistra che manca ad un Pasok sempre più centrista, ed ha creato forti malumori nel Partito Socialista Europeo che ha due interlocutori deboli che pretendono di essere legittimati come interlocutori. Come se non bastasse tutto questo, l’Ulivo greco ha acquisito ???????????????????????????un nemico ingombrante fin dalla sua nascita. Rompendo un lungo periodo di silenzio, celato dietro i suoi viaggi e la sua esperienza di professore ad Harvard l’ex Primo Ministro signor Giorgio Papandreou è tornato a parlare in pubblico per rivelare la sua personale insofferenza verso l’attuale dirigenza socialista, a suo dire priva di iniziativa ed adagiata sul Governo spostato a destra del signor Samaràs, ed arrendevole nell’esperienza dell’Ulivo greco. Pur restando nel movimento fondato da suo padre, ed essendone deputato, il signor Papandreou non ha preso parte alla campagna elettorale ulivista preferendo partecipare alla presentazione di un libro dell’europarlamentare socialista uscente signora   oggi ricandidata nelle liste di Sinistra Democratica. Molti deputati socialisti sono arrivati a chiedere le dimissioni dell’ex premier denunciando un ricollocamento delle truppe papandreiane in Sinistra Democratica, col risultato che sia S.D. sia il Pasok sia l’Ulivo greco passano le loro giornate e sopratutto le loro giornate passano sui mezzi di informazione, in continue liti personaliste in cui praticamente nessun cittadino si riconosce. E poco importa che il tutto sia ricoperto dalla giustificazione etico-politica di voler ridisegnare il volto della famiglia socialdemocratica greca. 

kastri4Per capire l’importanza del settore politico riformista di centro bisogna tornare indietro al 1958. In quell’anno alle elezioni politiche nazionali dietro all’Unione Radicale Nazionale (centro-destra) del signor Costantino Karamanlis arrivò a sorpresa la Sinistra Democratica Unitaria. Il risultato ebbe dell’incredibile in un Paese uscito da meno di dieci anni da una sanguinosa guerra civile tra Stato e Partito Comunista, conclusasi con la messa fuori legge dello stesso e la fuga dei suoi dirigenti nel Blocco sovietico, e dove ogni qualsiasi attività di sinistra era repressa dalla Corona e dai militari. Ma il ”miracolo” della sinistra durò poco. Negli anni successivi il vecchio politico liberal-riformista signor Georgio Papandreou radunò nell’Unione di Centro una classe politica di centro-sinistra che ottenne il secondo posto dietro l’URN nel 1961 e quindi vinse le elezioni del 1964 con un ampio consenso popolare che diede un’ampia agilità politica al Premier Papandreou tale da suscitare la preoccupazione della Corona che imponendogli di dimettersi due anni dopo aprirà la strada al golpe del colonnelli del 21 aprile 1967. Questa lezione di storia, seppur sviluppatasi in un contesto completamente diverso da quello di oggi, sia dal punto di vista sociale che economico che politico, dovrebbe però segnalare come a fronte della non vittoria netta nell’elettorato di Syriza e delle sue idee, a fronte della fedeltà degli elettori agli amministratori socialisti che governano bene e quindi non vengono puniti per il lascito del Governo nazionale di Papandreou, e con una Nuova Democrazia che punta solo a contenere Syriza ma non può essere alternativa a se stessa, il campo del centro-sinistra rimane l’unico dal quale potrà negli anni a venire nascere una forza nuova che possa essere alternativa. Difficilmente questo potrà accadere fino a quando il Pasok e molti dentro al Pasok non avranno accettato la fine storica del loro movimento e l’esigenza di superarlo. 

 

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