La notte buia di Cannes.

RTR2TJB7-640x400

Quando il 2 novembre 2011 Giorgio Papandreou arrivò a Cannes per discutere della crisi greca era un uomo che camminava sull’orlo del baratro. Lottava disperatamente per salvare il suo Paese dal default e l’uscita dall’euro, per salvare se stesso ed il suo partito dalla sconfitta e dalla marginalizzazione. Nel momento in cui il signor Papandreou scese dall’auto nera nella coreografica sede che avrebbe ospitato il vertice del G20 il cronometro che avrebbe misurato il tempo per la sua fine politica, con le sue dimissioni dieci giorni dopo, e sei mesi più tardi la bruciante, e forse definitiva, sconfitta elettorale storica del Movimento Socialista Panellenico era già in funzione.

Le ricostruzioni di quanto accaduto nei giorni precedenti e sopratutto quelle dei dialoghi intercorsi durante il vertice di Cannes, rivelate negli ultimi giorni dal Finacial Times, dall’ex Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Timothy Geithner, come già in passato dalla stampa internazionale e nel suo libro dall’ex Presidente del Governo di Spagna José Luis Rodriguez Zapatero, hanno riaperto mediaticamente il tema della crisi del novembre 2011 che ha sostanzialmente chiuso il ciclo politico avviato con la caduta della dittatura dei colonnelli nel luglio del 1974. Le conseguenze del naufragio del Governo Papandreou ed il voto favorevole della Nuova Democrazia al secondo memorandum Grecia-Troika agli inizi del 2012 sono in corso ancora oggi nella battaglia per le europee tra Syriza di Alexis Tsipras ed il Governo di Antonis Samaràs. Cercare di comprendere gli eventi di allora significa editare la copertina che copre il presente politico in Grecia e comprenderne i potenziali sviluppi. 

Il 26 ottobre 2011 Giorgio Papandreou vola a Bruxelles per il vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’U.E. Sul tavolo delle discussioni ci sono la concessione della sesta tranche di aiuti ad Atene da parte della Troika (BCE-FMI-UE), vitale per poter pagare pensioni e stipendi statali, ed un accordo per il taglio di parte del debito pubblico. Nel corso della riunione fiume il Governo ellenico ottiene un patto per la diminuzione del debito pubblico contratto verso privati, in cambio di un nuovo memorandum contenete misure economiche di tagli, che va ad aggiungersi alle misure appena votate dal Parlamento solo che il 20 ottobre. Nel corso della riunione i collaboratori di Papandreou in contatto con la Grecia lo 2593(1)informano di quanto sta accadendo. A Salonicco, seconda città del Paese, è il giorno della doppia festa, si celebra il Santo Patrono San Dimitri e la liberazione della città dal dominio ottomano nel 1912. Come ogni anno le autorità nazionali e locali si recano nel duomo della città per la solenne liturgia. Quella mattina, però, mentre i vertici del Ministero della Difesa Nazionale guidati dal ministro Panos Beglitis sfilano tra la folla diretti alle scale della chiesa vengono sommersi di insulti e cori di protesta da parte di alcune squadre organizzate che devono essere contenute dagli uomini della polizia. I collaboratori del ministro parlano subito di gruppi organizzati della destra nazionalista e di associazioni ultraconservatrici para-ecclesiastiche. La scena irrompe sui notiziari serali. 

Greece's PM Papandreou arrives at a EU summit in BrusselsLa sera del 27 ottobre l’auto di Giorgio Papandreou, che è tornato in giornata ad Atene, lascia Palazzo Massimo (la sede del Primo Ministro) diretta alla sua residenza privata, mentre in contemporanea i canali televisivi e le radio trasmettono un messaggio registrato poco prima dal premier. In quello che si rivelerà a posteriori essere l’ultimo messaggio da leader del Paese, Papandreou loda l’accordo raggiunto a Bruxelles per il taglio del debito nazionale, come lo strumento necessario al rilancio della Grecia aggredendo i mali che lo Stato si è portato dietro da decenni, tra i quali cita gli sprechi, un settore pubblico elefantiaco, per i quali << la responsabilità è di noi dirigenza politica del Paese>> dice. Non sorride mai durante il discorso. Anzi avverte i Greci di non aspettarsi << maghi o deus ex machina>>. Rivendica le misure assunte dal Pasok nei due anni trascorsi al potere, e rassicura:<< Nulla di questo accordo ci impedisce di decidere noi stessi del nostro futuro>>. Quello che non dice ma capiscono tutti e che nuove misure sono in arrivo, inevitabilmente. 

Il giorno successivo è venerdì 28 ottobre. Festa nazionale in memoria del NO di Metaxas alla richiesta di resa incondizionata avanzata da Mussolini nel 1940. A Salonicco, alla presenza del Presidente della Repubblica Karolos Papoulias si celebra la tradizionale solenne parata militare. papoylias-thumb-largeMentre sul palco d’onore prendono posto il Capo dello Stato, il Metropolita della città Anthimos, i vertici istituzionali, militari, politici e civili in attesa che inizi la sfilata, centinaia di cittadini si riversano sulla promenade della città dove si dovrebbe svolgere la cerimonia, e vengono bloccati dalle forze di sicurezza mentre gridano:<< La giunta non è finita nel ’73>>. Nonostante le imponenti misure di sicurezza in molti riescono a spezzare il cordone della polizia ed ad avvicinarsi al palco insultando personalmente il Presidente della Repubblica col grido:<< Papoulias traditore>>. Pur non avendo nessun potere di governo, ed avendo in molte occasioni levato pesantissime critiche alla burocrazia europea ed alla Germania sul piano di salvataggio della sua Nazione, Papoulias rappresenta per quella folla lo Stato, ovvero il sistema, quel sistema che li ha portati nella povertà. La tensione aumenta e difronte all’impossibilità di aprire la promenade per far sfilare i militari il ministro della Difesa Nazionale Beglitis ordina l’annullamento della parata. E’ la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Lasciando il palco il presidente Papoulias affronta le telecamere e lancia una risposta senza censure ai dimostranti: << Mi dicono Papoulias traditore. Io a quindici anni ho preso il fucile e sono andato a combattere gli occupanti nazi-fascisti. Si vergognare>>. protest-parleash-thessalonikiNel resto della Grecia le immagini sono uguali, forse talvolta più violente. Ovunque gruppi più o meno organizzati, apparentemente cittadini ordinari senza simboli di partiti, assaltano le tribune cariche di deputati e ministri, impediscono le parate degli studenti, e scacciano i politici e gli amministratori, mentre la polizia cerca di trattenerli a stento. A Iraklio, dove sta presiedendo un vertice dell’Internazionale Socialista sulle primavere arabe, il Primo Ministro non ha bisogno di immaginare più di tanto le scene che gli vengono riferite. L’edificio stesso dove si svolge l’incontro è circondato da manifestanti. La sera nei telegiornali la Nazione appare come sconvolta da un incendio che la investe da nord a sud. In molti casi la situazione appare fuori controllo. 

ÐÁÐÁÍÄÑÅÏÕ Ã-  ÂÏÕËÇ -ÁÓÖÁËÉÓÔÉÊÏCon il tramonto che normalizza la situazione nelle città inizia il calvario nel gruppo parlamentare del Pasok che da solo, dall’inizio della crisi nell’aprile 2010, ha sostenuto fin qui tutte le misure di austerity avanzate dal suo Governo. Decimato in due anni dalla fuoriuscita di dissidenti o dall’espulsione di suoi elementi ribelli, l’ultima clamorosa espulsione in ordine cronologico è stata quella dell’ex ministro dell’Economia nel 2009 di Papandreou Louka Katseli, estromessa il 20 ottobre per non aver votato le ultime misure del primo memorandum con la Troika. L’unità dei deputati socialisti entra in crisi difronte alle scene di violenza del 28 ottobre, che si sommano al clima di paura in cui molti di loro vivono fino al punto di vivere blindati. Le aggressioni, non letali per la verità, a molti di loro sono una triste realtà in crescita nella Grecia dell’autunno 2011. L’animo generale nel gruppo parlamentare si oppone a nuove misure, e qualcuno già di muove, come la presidente della commissione parlamentare Finanze Vaso Papandreou, verso gli ambienti più moderati e liberali della Nuova Democrazia per sondare la possibilità di creare un Governo comune. Difronte alle voci crescenti che chiedono un cambio di rotta l’ufficio del Primo Ministro rende noto che il gruppo parlamentare socialista si riunirà lunedì mattina per affrontare la situazione attuale. Il premier è messo nell’angolo. Il Paese che lo ha eletto trionfalmente nel 2009 col 43% dei consensi lo ha abbandonato da tempo, ed adesso da segnagli di volersi rivoltare, o almeno questa è l’immagine che passa. Il partito che ha ereditato da suo padre ed ha ristrutturato trasformandolo in un soggetto social-liberale moderno, lo sta abbandonando, dalle più piccole organizzazioni locali ai suoi stessi deputati.

newego_LARGE_t_1101_54024301Quando si presenta difronte a loro Papandreou punta tutto su una mossa disperata. Cerca di afferrarsi per i capelli e trascinarsi fuori dalle sabbie mobili e con sé anche i suoi deputati, gli unici che lo mantengano al potere, dal peso dei voti che dovranno sostenere. Salito alla tribuna nell’aula che fu nell’Ottocento del Senato del Regno di Grecia, dove generalmente si riuniscono i gruppi, lancia quello che non sa ancora essere il suo colpo di coda. Il più potente e pericoloso che possa usare, ma come tutti i colpi di coda, nel lanciarlo Papandreou vi lega il suo destino e quello del suo partito. << L’accordo del 26 ottobre sarà votato in un referendum dai cittadini. Abbiamo completa fiducia nel cittadino greco>> dice. Il frutto democratico del voto popolare è, però, evidentemente avvelenato dal germe del ricatto. Il vero quesito non può essere il voto su un accordo tecnico per la riduzione del debito, ma diviene sulla permanenza nell’euro della Grecia, sostanzialmente si legano euro ed austerità obbligando i cittadini ad accettare l’una per avere l’altro. La proposta però convince i deputati socialisti che accolgono l’annuncio del loro presidente con un lungo applauso liberatorio. Chi, come me, ha seguito in diretta quella riunione ha colto subito il vero destinatario del colpo inferto da Papandreou, ovvero le opposizioni interne al Paese. Come potrà la Nuova Democrazia di Antonis Samaràs sostenere il fronte del no, nonostante la sua opposizione al memorandum, se questo implicherebbe l’uscita dall’euro? Ed altresì come potrà non concordare con lo svolgimento del referendum la sinistra che reclama diritti ai cittadini e può avere così la sua occasione di opporsi in pubblico alla troika? Papandreou è convinto di aver compiuto il giro di boa, e conclude la sua dichiarazione richiedendo a brevissimo un voto di fiducia parlamentare per poter proseguire sulla strada del referendum. La fiducia c’è già tutta nella standing ovation che i suoi deputati gli tributano. Le critiche dei giorni passati svaniscono ed a tratti mi aspetto quasi che qualcuno di loro echeggi l’antico slogan socialista:<< Il Pasok è qui. Unito e forte!>>. Evangelos Venizelos, leader della minoranza interna al movimento, che nel giugno 2011 accettando la vicepresidenza del Governo ed il ministero chiave delle Finanze ha legato il suo destino a quello del suo avversario, prende la parola dopo il premier. Tempo dopo confesserà di non essere stato informato dell’annuncio di Papandreou ma di averlo sostenuto pubblicamente per ragioni di serietà. Venizelos avrà un ruolo importante a Cannes e questa annotazione va tenuta a mente. Alle telecamere resta alla cronaca l’apologia del Vicepresidente e ministro delle Finanze alla proposta. 

La notizia del referendum scuote il mondo che ne coglie essenzialmente i rischi. I mercati finanziari bocciano l’iniziativa scommettendo sul crollo della moneta unica dell’Unione Europea. La coppia politica forte che ha in mano l’Europa reagisce immediatamente. Nicolas article-2055872-0EA07D2000000578-582_634x428Sarkozy, in una dichiarazione notturna davanti all’Eliseo, convoca, di accordo con Angela Merkel, al G20 che si aprirà il 3 novembre successivo a Cannes in Costa Azzurra, i vertici europei per discutere la questione ed intima alla Grecia di rispettare l’accordo raggiunto il 26 ottobre a Bruxelles. La Casa Bianca con un comunicato apparentemente rispetta la decisione democratica di Papandreou, e certamente non potrebbe fare altrimenti, ma aggiunge un appello alle istituzioni europee per risolvere al più presto la crisi che sta scuotendo i mercati. 

La voce aspra e contrariata di Sarkozy non si è ancora spenta nelle orecchie dei Greci, quando la mattina successiva, il 1 novembre, il ministro della Difesa Nazionale Beglitis convoca nel suo ufficio al Pentagono (il ministero della difesa greco NdA) il Capo di Stato ÓÕÍÁÍÔÇÓÇ ÔÏÕ ÐÑÏÅÄÑÏÕ ÔÇÓ ÄÇÌÏÊÑÁÔÉÁÓ  ÊÁÑÏËÏÕ ÐÁÐÏÕËÉÁ ÌÅ ÔÏÍ ÕÐÏÕÑÃÏ ÅÈÍÉÊÇÓ ÁÌÕÍÁÓ ÅÕÁÃÃÅËÏ ÂÅÍÉÆÅËÏ / ÓÕÍÁÍÔÇÓÇ ÌÅ ÔÏÕÓ ÍÅÏÕÓ ÁÍÔÉÓÔÑÁÔÇÃÏÕÓ ÔÙÍ ÅÍÏÐËÙÍ ÄÕÍÁÌÅÙÍ (ICON PRESS / ËÉÁÊÏÓ ÃÉÁÍÍÇÓ)Maggiore della Difesa Nazionale generale Ioannis Giagos, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale Franco Frangiulis, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica generale Basilios Klocoras ed il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare ammiraglio Dimitri Elefsiniotis. Difronte alla dirigenza militare del Paese il ministro Beglitis annuncia che in giornata il Governo procederà a congedarli dai loro ruoli e dalle Forze Armate. E’ l’episodio più buio di tutta questa storia. E’ la prima volta dal golpe del novembre 1973, condotto dall’ala dura dell’esercito contro il regime di Papadopoulos, che il Paese si ritrova senza i vertici militari. Un anno dopo questo avvenimento il giornalista di To Vima Pavlos Papadopoulos pubblicherà un’inchiesta in cui denuncerà un progetto golpista pronto per essere attuato da elementi delle Forze Armate contro l’annunciato nuovo memorandum e sopratutto le nuove misure economiche di austerità, abortito a causa dell’annuncio di Papandreou del ricorso al referendum ed il licenziamento degli alti gradi militari. Questa tesi, che vede coinvolto un esponente parlamentare della destra patriottica pronto a partecipare ad un Governo militare e diverse organizzazioni nazionaliste e di ex-ufficiali, è stato categoricamente smentito sia da Giorgio Papandreou, sia dai vertici del Servizio Nazionale di Informazioni di allora, sia dai diretti interessati chiamati in causa dall’inchiesta. Posso solo rilevare che uno dei protagonisti del presunto golpe, il generale Frangiulis sarà nominato ministro della Difesa Nazionale nel Governo elettorale del presidente del Consiglio di Stato Panagiotis Pikramenos che guiderà il Paese tra il maggio ed il giugno 2012. L’inchiesta di To Vima non ha dato conseguenze ad azioni giudiziarie o politiche di indagine. 

Il giorno prima di arrivare a Cannes Giorgio Papandreou incassa il dissenso duro del capo 1151dell’opposizione principale, Antonis Samaràs, il quale chiude all’ipotesi del referendum e chiede le immediate dimissioni del Governo e nuove elezioni. Con queste immagini che gli ballano in testa Papandreou scende dall’auto di servizio che lo deposita all’ingresso del palazzo del vertice. Ha un sorriso tirato il premier greco, ad accoglierlo non c’è Sarkozy ma un funzionario minore che lo scorta nella sala dove lo attendono Merkel e Sarkozy (con i rispettivi ministri delle finanze), JuckerVan RompouyBarroso e Lagarde. Al fianco di Papandreou si siede Evangelos Venizelos che lo ha accompagnato da Atene. 

KANNESGAPSARKOZI_567_355A questo punto, quando le telecamere vengono fatte uscire dalla sala per permettere alla riunione di incominciare, la ricostruzione della riunione ci viene portata alla luce dal Financial Times. Per il quotidiano londinese il presidente francese avrebbe riunito i vertici europei e del FMI prima di ricevere la delegazione ellenica per concordare una linea comune da presentare. Emblematico del clima di profonda ostilità che lega Parigi e Berlino contro Atene è la rivelazione dell’allora Presidente del Governo di Spagna José Luis Rodrguez Zapatero che nel suo libro memorie ”El dilema” racconterà di una sfuriata carica di insulti all’indirizzo di Papandreou proferita da Sarkozy il giorno successivo al vertice del G20. Il presidente francese che si assume il ruolo di portavoce, sicuramente con una certa compiacenza, ed al suo fianco la Cancelliera federale pongono il Primo Ministro greco difronte all’esigenza di modificare il quesito del referendum. Non potrà chiedere al suo popolo se vuole o meno i soldi che i partner europei sono disposti a dargli, ma dovrà chiedergli se vuole o meno restare in Europa e nell’euro. Fino ad allora Atene non vedrà un soldo della tranche di aiuti di cui ha disperatamente bisogno. L’allora ministro delle Finanze di Sarkozy, François Baroin, ricorderà i tentativi di Papandreou di spiegare e giustificare la sua scelta tramontati alla fine della riunione in una resa sostanziale alle pretese del fronte Merkozy

geithner-schaeuble-540x304A drammatizzare il rischio con cui giocavano gli attori convenuti attorno al tavolo vi è anche la rivelazione di Timothy Geithner, che nel suo libro ”Stress test” rivela come il ministro delle Finanze tedesco Schäuble aveva già pronto allora un piano di uscita dall’euro per la Grecia. Questo piano è stato confermato in questi giorni dal Evangelos Venizelos, intervistato sulle rivelazioni di Cannes, che ha ricordato di essere stato approcciato più volta da Schäuble per discutere della sua idea. Sicuramente dietro l’ostinata determinazione dei due leaders francese e tedesco, che erano in apprensione per i contraccolpi sui mercati che l’annuncio e la lunga attesa del risultato avrebbe imposto alle loro economia (specialmente a quella francese che iniziava a dare segni di cedimento) risiedeva il piano d’emergenza per estromettere il rischio ”uccidendo” l’economia e la società greca. 

111103123020-wr-papandreou-people-have-the-right-to-vote-00000108-story-topAscoltato ed accolto il dictat europeo Giorgio Papandreou torna all’aeroporto per volare indietro ad Atene, non prima però di aver affrontato i giornalisti. Alle telecamere il premier non fa trasparire nessun dubbio sullo svolgimento della consultazione, anzi indica una possibile data. La consultazione popolare potrebbe svolgersi il 4 dicembre, dice. Ma spente le telecamere, il referendum, quello originale o quello riscritto da Sarkozy e Merkel, sale anch’esso sull’aereo della delegazione ellenica e svanisce da qualche parte nel cielo sopra a Cannes. Nel buio che vegli la notte sopra la Costa Azzurra il Papandreou che sale sull’aereo sa di essere un uomo politicamente morto, di aver perso la sua ultima battaglia. Nel momento in cui il carrello del jet presidenziale tocca terra greca ad Atene è Venizelos ad assumere l’iniziativa politica. E’ lui ormai l’uomo che dovrà raccogliere i cocci del Pasok e condurlo alla battaglia, assumendosi tutte le responsabilità, anche quelle più pesanti, anche quelle non sue. Sarà infatti lui, come ministro delle Finanze a diffondere la nota che squarcerà come un fulmine la notte greca, non meno tormentata di quella francese, risvegliando i Greci. Il referendum non si farà, la partecipazione della Grecia all’euro non è una dato che si possa negoziare. Scriverà, omettendo l’annuncio funebre del Governo di cui fa parte.

?o?`??????// i ?????.(EUROK?ISSI-EM????I???)L’incanto delle illusioni in cui si è cullato per 72 ore è rotto. Il giorno dopo in aula si discute la questione di fiducia al Governo, ed emergono plasticamente le invocazioni disperate dei deputati socialisti che chiedono la formazione di un Governo di unità nazionale. Il pomeriggio del 4 novembre Giorgio Papandreou sale per l’ultima volta alla tribuna del Parlamento come Primo Ministro di Grecia. Recita il suo epitaffio personale. Elenca la sua nobile concezione della politica in un’aula che tributa il suo rispetto all’ultimo dei Papandreou, all’ultimo esemplare delle grandi dinastie elettorali della Grecia democratica, in un  silenzio attento. Gli applausi dei socialisti rintoccano a morto la cerimonia. << Da mio nonno ho ereditato solo un orologio e da mio padre solo il nome>>. Il sipario si chiude così, i socialisti in piedi ad applaudire a lungo, se stessi più che il loro premier, a salutare la fine del vecchio partito-Stato, del Pasok, legato alla storia personale di una famiglia che ha attraversato le virtù ed i vizi di un secolo di storia nazionale. Papandreou adesso è commosso, alza la mano e ringrazia l’ultima e forse l’unica platea in Grecia ancora disposta a mostrargli rispetto. 

1729509-thumb-largeDopo una lunga convulsa fase di negoziazione con Antonis Samaràs e Iorgos Karazaferis, leader del partito nazional-conservatore Laos, l’11 novembre giurerà quale nuovo Primo Ministro l’ex Governatore della Banca di Grecia, già Vicepresidente della BCE, Lukàs Papadimos. Con l’eccezione di due conservatori agli Esteri ed alla Difesa, ed un nazional-conservatore ai Trasporti Papadimos si troverà a guidare essenzialmente l’elefantiaco Gabinetto di Papandreou proseguendone il lavoro originale: ratificare l’accordo del 26 di ottobre ed approvare le nuove urgenti misure di austerità.   

 

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s