Il gran bazar del primo turno.

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Chi ha compiuto la scelta, squisitamente politica, di anticipare il primo turno delle elezioni amministrative rispetto alle europee, ci ha permesso di registrare un fermo immagine degli umori del Paese prima del voto politico vero e proprio del 25 maggio. Il risultato è che nulla è ancora scritto per sempre, e tutto ricomincia da capo questa settimana con il risultato della notte del 25 ancora da plasmare. Il Paese è diviso in due compartimenti stagni paralleli ma non comunicanti. Nell’Attica, dove è registrato un terzo del corpo elettorale nazionale, prevale il voto di opinione che si divide tra un quaranta per cento che sceglie fra le forze governative e Syriza. Il resto non sceglie nessuno dei due condannando i due attori principali a combattere una guerra fra nani che sognano di essere giganti. Nel resto del territorio, la provincia profonda e le isole, il voto tradizionale regge, con qualche eccezione tra cui la più clamorosa è la Macedonia Centrale, mostrando un Pasok che difende le sue posizioni nei suoi feudi storici in antitesi al basso consenso che concentra a livello nazionale. Segue uno schema dei dati più importanti emersi dalle urne di domenica 18 maggio:

Il fallimento degli exit polls:

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Alle sette di ieri sera, dopo la chiusura dei seggi, i canali televisivi hanno diffuso il primo exit poll comune che segnalava una vittoria netta di Syriza nell’Attica, accreditato tra il 27% ed il 31%, ed in vantaggio al Comune di Atene. Due ore dopo le prime proiezioni sul dato reale, confermate dal risultato finale, hanno cancellato questo vantaggio registrando come la differenza fra la candidata della sinistra radicale signora Rena Dourou ed il filo-governativo presidente uscente Iannis Sgouros ridotta ad un 1,6% con un crollo di Syriza al 23,7%. Al Comune di Atene il candidato del centrosinistra, il Sindaco uscente, Iorgos Kaminis passa in vantaggio sullo sfidante Gabril Sakellaridis con una distanza di 1,6% raggiungendo un magro 21,2%. Quello che è successo in queste rilevazioni è stato frutto della polarizzazione ideologica di questa campagna elettorale. Gli elettori di Syriza, che sono andati a votare per adesione al partito o per punire il Governo, hanno partecipato in massa ai sondaggi fuori dai seggi al contrario degli elettori filo-governativi che hanno scelto i signori Sgouros e Kaminis. Questo scenario vanifica completamente la rilevazione compiuta in previsione delle europee che davano ieri sera in vantaggio Syriza col 27% sulla Nuova Democrazia ferma al 22%. Si deve ripartire, così, dagli ultimi sondaggi che registravano una sostanziale parità fra le due forze date al 21-22%.

Gli errori di Samaràs.

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La Nuova Democrazia ha pagato nelle urne gli errori su alcune candidature compiuti dal Primo Ministro Antonis Samaràs. Ad Atene la candidatura del deputato Aris Spiliotopoulos ha diviso la base del partito favorendo la discesa in campo dell’ex sindaco conservatore Nikita Kaklamanis, espulso dal gruppo parlamentare neodemocratico per aver votato contro le misure economiche del Governo. Il risultato ha portato ad uno scarso terzo posto per il signor Spiliotopoulos, che ha lasciato la Nuova Democrazia fuori dal secondo turno per Atene per la prima volta dal 1974, ed un sesto posto, dietro al candidato neo-nazista Kasidiaris ed al vetero-comunista Sofianos, per il signor Kaklamanis. Una facile somma aritmetica dei loro voti porterebbe lo schieramento conservatore addirittura al primo posto rispetto agli altri candidati, ma questa operazione non andrebbe compiuta con tanta facilità. A fronte di molti esponenti partitici neodemocratici che hanno sostenuto e votato per il signor Kaklamanis, la sua retorica anti-governativa non garantisce che i suoi elettori avrebbero sostenuto una candidatura unitaria del partito, gettando grossi dubbi sulla tenuta di Nuova Democrazia ad Atene. Nella regione settentrionale della Macedonia Centrale la Nuova Democrazia ha scelto di sostenere un candidato diverso dal suo presidente uscente Apostolos Zizikostas. Qui la tradizionale forza elettorale dei conservatori ha tradito il partito votando in massa per il ribelle, che ha raccolto un ampio margine (32% a 18%) sul signor Ioannidis. Infine nell’Attica la candidatura, chiusa in un chiaro recinto partitico, del signor Iorgos Koumoutsakos, emersa tardivamente, non è riuscita a togliere voti al presidente usente di centrosinistra ed a reggere all’avanzata di Syriza. Ieri notte il portavoce del Governo ha annunciato il sostegno dei conservatori ai signori Kaminis e Sgouros, rinviando le discussioni sugli errori interni a dopo il 25 maggio. In generale dalle urne non è emerso il forte sostegno alla politica governativa che il premier Samaràs si aspettava. 

Syriza non sfonda al primo turno.

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Non potendo fare altrimenti, avendo adottato una strategia di scontro totale con il Governo, il leader di Syriza Alexis Tsipras aveva posto per queste elezioni, e sopratutto per le europee, il segno di un referendum contro la politica economico-sociale dell’alleanza ND-Pasok. Risultati alla mano possiamo dire che il signor Tsipras può oggi sorridere perché i candidati filo-governativi sono crollati, ma non può esultare. A fronte di un 30% raccolto dal suo partito alle elezioni parlamentari del giugno 2012 in Attica, ieri la signora Dourou è fermata al 23%, pur arrivando prima. Syriza passa al secondo turno in quattro regioni su tredici, ma eccetto l’Attica e le Isole Ionie, dove la distanza tra i primi due candidati è irrisoria, nelle altre due regioni i presidenti uscenti hanno registrato risultati oltre il 40% al primo turno, mentre la sinistra radicale si è fermata sotto il 20%. Il clima nello stato maggiore del signor Tsipras, raffreddatosi  dopo il primo exit poll favorevole, rivela a tutti come la rivoluzione popolare contro il ”regime” della Troika non è passata. Il risultato delle urne del 18 maggio non trascinerà una valanga di voti a favore dell’opposizione principale il 25 maggio prossimo. Nelle molte regioni dove Syriza non sarà presente al secondo turno o dove i suoi candidati sono evidentemente molto deboli, il partito della sinistra radicale dovrà lavorare molto per motivare la sua base e raccogliere il voto di opinione. Nell’Attica ed ad Atene la partita, semplicemente, riparte da zero. 

Il Pasok si difende e si nasconde. 

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Ci vuole coraggio a presentarsi con il simbolo del Pasok nella Grecia del 2014. Un segnale è il tentativo, nell’ultima settimana, del presidente uscente della regione Attica Sgouros di presentarsi come candidato indipendente nascondendo la sua origine socialista, anche se il risultato sia li, sia nel resto della Grecia ha determinato come alla fine il cappello del Pasok non sia un elemento essenziale per gli elettori, contro od a favore di un candidato. A Creta, storico feudo del Pasok, il candidato dei socialisti Stavros Arnaoutakis ha raccolto il 40% dei voti passando al secondo turno con il candidato neodemocratico. Syriza è rimasta fuori dal ballottaggio con un 18,6% dei consensi, pur avendo raccolto nella regione il 32% alle elezioni politiche del 2012 che l’avevano eletto primo partito dell’isola davanti alla Nuova Democrazia. I candidati socialisti o sostenuti dai socialisti sono passati al secondo turno in altre sette regioni (su tredici) e questo risultato ha permesso ai vertici del Pasok di tirare un sospiro di sollievo affermando, forse troppo precipitosamente però, ieri notte che Syriza ha toccato il suo tetto massimo e che il partito ha retto bene. La vera battaglia per Evangelos Venizelos ed il Pasok si giocherà il 25 maggio quando scopriremo se l’Ulivo si porrà come terza forza del Paese ponendo le basi per una ricostruzione del campo del centrosinistra. 

Alba Dorata non muore. 

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Pur avendo i suoi vertici, ed un terzo dei deputati, in carcere dal 28 settembre scorso con l’accusa di aver costituito un’associazione a delinquere per la pianificazione e l’attuazione di omicidi e violenze, l’Alba Dorata non si è sgonfiata nelle urne. Pur non vincendo in nessun comune e non avvicinandosi nemmeno al secondo turno in nessuna regione, l’Alba Dorata ha dimostrato di aver mantenuto la sua base, arrivando prima in zone di Atene molto diverse tra loro come la ricca Kolonaki e Sepolia, abitata dal ceto medio. Il dubbio che sorge da questi risultati è se l’elettorato che sceglie i neo-nazisti si stia trasformando da un movimento di opinione e protesta radicale e violenta ad una base ideologica. La sfida dei neonazisti si concerterà nelle urne del 25 maggio dove il movimento cerca di raggiungere il terzo posto, dietro a ND e Syriza, lottando con l’Ulivo e la nuova lista populista del giornalista Stavros Theodorakis ”Fiume”. Comunque chi si aspettava un declino della lista fascista è stato, purtroppo, smentito. 

Conclusioni. 

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L’apparente colore della cartina della Grecia mostra un quadro politico tripolare, con uno scontro molto forte tra Nuova Democrazia e Syriza, che comunque restano molto lontani da risultati di governo, ed un Pasok che apparentemente sembra essere riuscito ad arrestare il declino senza però guadagnare punti. La settimana che si concluderà con il voto del 25 maggio riapre completamente la partita tra le forze politiche ed i candidati. Come in tutte le democrazie rappresentative, poi, sono i cittadini a designare un partito, un’ideologia ed un progetto che lo debba governare. I cittadini, ieri, ci hanno detto che nessuno dei ”grandi” li convince e forse aspetta qualcosa di nuovo a cui affidarsi disperatamente. 

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