Il bacio e la svastica.

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Mercoledì pomeriggio è riapparso in pubblico il capo dell’Alba Dorata, Nikos Mixaloliakos, detenuto in carcere dal 28 settembre 2013, con l’accusa di essere il capo di un’organizzazione a delinquere, assieme a buona parte del gruppo parlamentare neonazista. 

In un clima incandescente attorno, e dentro, al Parlamento i vertici della cupola neonazista sono giunti nell’aula con un’ingente scorta, per intervenire nel procedimento per la revoca della loro immunità parlamentare, su richiesta della magistratura, a fronte dei procedimenti a loro carico. 550_334_328839E’ la prima volta che il giudice di vigilanza ha concesso a Mixaloliakos, al suo braccio destro Christos Pappas, ed al responsabile provinciale del Pireo Iannis Lagos, di tornare in aula, nonostante avessero più volte richiesto di poter partecipare alle discussioni ed alle votazioni importanti degli ultimi mesi. La macchina del movimento politico ha saputo ben sfruttare l’occasione. All’arrivo dei detenuti, infatti, diverse centinaia di camicie nere avevano già circondato il perimetro del Parlamento inneggiando al Capo (così è chiamato Mixaloliakos dai miliziani del partito) e lanciando insulti al ”sistema politico” colpevole di averlo imprigionato. I cori sono stati ripetuti nei corridoi dell’edificio dai deputati e dagli assistenti parlamentari che hanno scortato il Capo fino in aula. Qui è andato in scena un curioso siparietto fra i deputati che, contrariamente alla loro retorica virile, hanno iniziato a scambiarsi baci (seppur castamente sulle guance) ed abbracci dando l’impressione di assistere al ricongiungimento di delicate fanciulle riunite dopo lungo tempo, desiderose, o forse impossibilitate a fare altrimenti, di esprimere la loro gioia col contatto fisico. Per quanto casto, ovviamente. 

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Nella sua apologia ogni sguardo, ogni gesto, ogni inflessione tonale hanno tradito l’angosciosa convinzione del Capo di essere stato tirato fuori dalla gabbia per un trotto al lazzo, ma finito questo di doverci tornare ancora e chissà per quanto. L’unica cartuccia fabbricata il 25 maggio di una polverosa verità, l’essere attualmente il terzo partito del paese per consensi, il Capo l’ha usata e riusata molte volte, regalandola innanzi tutto alla folla che lo inneggiava all’ingresso, e poi sparandola sui suoi nemici radunati ad ascoltarlo (e contestarlo) nell’aula. Nonostante la decisione di revocarne l’immunità fosse già stata presa a livello politico, Mixaloliakos ha sentito l’impellente necessità di difendersi nel merito, prima ancora che il processo fosse iniziato, respingendo le accuse di possedere armi da guerra illegali << Avevo armi in casa per la mia protezione, perché ero nel mirino dei terroristi>>, e soprattutto di aver comunicato << quello è il numero del centralino dei nostri uffici, non il mio personale>>, con gli artefici materiali dell’omicidio del musicista antifascista fyssas3_155359385Pavlos Fissas, nei minuti precedenti e successivi all’assassinio. Esaurita la sua apologia giudiziaria, liquidata peraltro con numerose gentili parole indirizzate ai magistrati ed ai suoi colleghi deputati, il Capo ha furbescamente sfruttato quel raro raggio di sole nella notte della sua lunga segregazione per inserirsi nel dibattito politico attaccando il Governo e la Nuova Democrazia, i suoi nemici naturali, sia per averlo fatto arrestare, sia per geografia politica.

                             << Perché non parlate più del video Baltakos?>> ha chiesto beffardamente rivolgendosi ai banchi dell’Esecutivo. _73981254_021761744-1Takis Baltakos è stato fino al 3 aprile scorso il Segretario generale del Consiglio dei Ministri. Il collaboratore più vicino al Primo Ministro Antonis Samaràs, colui che reggeva il filo conduttore tra la presidenza ed i ministeri, che riferiva ed organizzava la linea politica. Uomo di espressione neodemocratica, esponente dell’ala conservatrice del partito, è divenuto noto alla maggioranza dei cittadini quando le reti televisive hanno diffuso un video, fatto con un cellulare, dove questi parlava in un ufficio con l’enfant prodige di Alba Dorata, ed attuale reggente, Ilias Kasidiaris autore del video stesso. Nel colloquio, le parole sono proprio sue, il signor Baltakos ha confessato al deputato neonazista che l’arresto del Capo e del suo stato maggiore era avvenuto su pressione dei ministri della Giustizia e dell’Ordine Pubblico che, tenuto all’oscuro fino all’ultimo il signor Samaràs, avevano convinto i magistrati oltre che della natura criminale dell’organizzazione Alba Dorata anche di essere una setta neopagana che voleva minacciare i valori dell’Ortodossia. Il signor Baltakos non ha nascosto il suo disprezzo per il Primo Ministro quando questi gli aveva detto che dopo l’arresto di Mixaloliakos l’Alba Dorata sarebbe crollata a livelli infimi di sostegno nell’elettorato, mentre lui era segretamente un sostenitore di una forma di convergenza tra Nuova Democrazia ed Alba Dorata per creare un fronte saldo di destra nel paese, che potesse mantenere il potere a lungo. Argomento questo di cui il signor Samaràs non voleva neppure sentire parola. 

Forte del crollo di Nuova Democrazia alle urne del 25 maggio << Avete preso (assieme al Pasok) il 31%, due punti in meno di quanto prese Re Costantino nel 1975 al referendum sulla Monarchia>> il Capo ha chiamato in causa in aula altri interlocutori segreti del suo movimento, appartenenti al campo governativo, indicando il consigliere del Primo Ministro signor Iannis Mouroutis, ed i ministri della Sanità Georgiadis (che ha un passato nell’estrema destra nazionalista) e della Cultura Panagiotopoulos (molto vicino al premier). Il suo vice Pappas è arrivato a rivelare presunte confidenze del Presidente del Parlamento Evangelos Meimarakis, che avrebbe confessato di provare simpatia per il giovane Kasidiaris essendo stato lui stesso da giovane un attivista della destra radicale. I diretti interessati hanno immediatamente smentito. 

<< Sono un nazionalista e non me ne pento, non potete spezzarmi l’anima qualunque cosa facciate>> ha ruggito con l’orgoglio ferito di chi vive una sconfitta più che della pretesa dignità di essere il Capo del terzo partito del paese. newego_LARGE_t_1101_54357147Calato il sipario, con scene che hanno sfiorato la violenza fisica tra i neonazisti ed alcuni deputati del Pasok e di Syriza, una valanga di si ha ratificato la revoca dell’immunità parlamentare per gli inquisiti, rimandando il vecchio Capo amareggiato a prendere il blindato in attesa di riportarlo alla freschezza della sua cella, dove avrà modo, si spera ancora per molto tempo, di meditare nuove vendette e vecchie violenze. 

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