Il realismo di Alexis Tsipras.

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<< Non possiamo essere indifferenti al processo ricostituivo del Centrosinistra>>, con questa frase chiave il presidente di Syriza Alexis Tsipras ha aperto la nuova fase per il suo partito nel tempo successivo al fallito sfondamento elettorale del 25 maggio scorso. Come è noto fare l’opposizione lascia molto, troppo, tempo libero riempito da interminabili dissertazioni sulle strategie, i valori, i posti e le persone. Il principale partito di opposizione greco non è estraneo a questa dinamica, alla luce del 26% ottenuto alle elezioni europee che gli impone il fastidioso dilemma di ragionare sui futuri compagni di viaggio nel prossimo Parlamento, ove Syriza non otterrebbe la maggioranza assoluta nonostante il premio di maggioranza di cinquanta seggi per il primo partito. Svanito il sogno illusorio di molti, ed incubo per altrettanti, di una società greca devastata dalla crisi, pronta a consegnarsi nelle mani del signor Tsipras, è opinione diffusa tra i dirigenti social radicali che l’operazione politica di raccogliere l’elettorato di sinistra del paese ed il voto di opinione anti Troika sotto le insegne di Syriza abbia raggiunto il suo massimo livello. Da qui l’esigenza di esorcizzare l’eventualità di un’alleanza diretta, dopo le elezioni, con il Pasok e sopratutto il suo leader Evangelos Venizelos, attraverso la ricerca di altre soluzioni.

Questa discussione, che ha aperto una nuova fase per il principale partito di opposizione, ha segnato l’emergere delle tensioni interne al partito, fin qui nascoste sotto l’interesse di portarlo unitariamente a percentuali di governo. Nella riunione della Commissione Centrale di Syriza si sono scontrate due posizioni, quella del signor Tsipras che guarda al Centrosinistra e quella della corrente Piattaforma di Sinistra che rigetta ogni idea di cooperazione in quella direzione. Piattaforma di Sinistra ha agitato il rischio che Syriza, accostandosi al potere, perda la sua essenza radicale ed ha chiesto di concentrare ogni sforzo di alleanza verso la sua sinistra. La proposta, rigettata per 59 voti a favore e 84 contro, in realtà è apparsa puramente strumentale avendo il Partito Comunista Ellenico, l’unica forza parlamentare rimasta a sinistra, rifiutato qualsiasi compromesso con i social radicali fin dal loro exploit nel 2012. La linea del gruppo dirigente, invece, pur escludendo qualsiasi collaborazione col Pasok governativo e con quei suoi esponenti che sono stati ministri del Governo Papandreou, ha autorizzato il signor Tsipras ad avviare un dialogo con l’ala sinistra del partito Sinistra Democratica in via di dissoluzione dopo la debacle elettorale, e con i singoli deputati socialisti fuoriusciti nel gruppo Misto per perseguire in primis l’obiettivo strategico di Syriza da qui ai prossimi nove mesi: impedire l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (vedi Sognando quota 180). Un insuccesso di questa operazione metterebbe in discussione la leadershipp del signor Tsipras e permetterebbe al Governo Samaràs ed al Centrosinistra di riorganizzarsi per le elezioni generali del 2016. Nei confronti proprio del Centrosinistra il testo approvato dalla Commissione Centrale afferma che Syriza dovrà svolgere un ruolo egemone in questo settore politico. Questa operazione permetterà di placare le tensioni interne al partito provenienti dalla corrente Posizione Socialista, costituita dagli immigrati del Pasok, che chiedono una maggiore valorizzazione nella gestione politica, a fronte dei voti, delle strutture territoriali e delle numerose clientele elettorali e sindacali che hanno portato in dote alla sinistra radicale.

La mancata vittoria elettorale nel 2012 ha permesso al signor Tsipras, nei fatti, di rifondare un partito storicamente tra il 3 % ed il 4%  e di sensibilizzarlo affinché divenga una forza di governo, Questo percorso si è scontrato, ed è destinato a farlo ancora, con gruppi ideologicamente conservativi, che non sembrano accettare l’evidente realtà di aver vinto quel 26% senza convincere quegli elettori, né tanto meno convertirli al social radicalismo e certamente senza fargli dimenticare il difficile passato di Syriza, spesso contiguo ad ambienti estremisti ed insurrezionali.

Il realismo di Alexis Tsipras, che si sta sviluppando anche in Europa con le sue timide aperture ai Socialisti e Democratici, è fondato sul timore di trovarsi alle urne del 2016 con una ripresa economica ai primi stadi nella società che penalizzi una narrazione radicale e violenta a favore di un’alternativa riformista del nuovo Centrosinistra in grado di contrapporsi ad essa ed anche al Centrodestra che ha messo la faccia su questi anni di rigore incuneandosi in maniera importante elettoralmente nel sistema politico greco.    

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