La rincorsa di Samaràs.

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Settembre è tempo di riflessione per i politici in previsione dell’autunno, che reca i bilanci e le leggi finanziarie. Così quest’anno, mentre il signor Tsipras è volato a Como a presenziare al forum Ambrosetti, per discutere del fallimento delle ricette della Troika assieme alla creme del capitalismo finanziario internazionale, raccogliendo in Grecia tenaci critiche da destra e soffocati malumori nel suo partito, il Primo Ministro Antonis Samaràs si è recato all’inaugurazione della settantanovesima Fiera Internazionale di Salonicco.

Dal palco della Fiera, di fronte ad investitori internazionali ed a metà del suo Governo, il signor Samaràs ha illustrato la nuova fase che il suo esecutivo intende intraprendere, figlia evidentemente di due eventi congiunturali. Il primo, tenuto celato nel discorso pubblico, è il preoccupante crollo di Nuova Democrazia alle euroelezioni del 25 maggio scorso, sintomo della disaffezione dell’elettorato conservatore alle politiche governative. La seconda causa genitrice della svolta annunciata, è rappresentata dagli importanti risultati ottenuti sul fronte economico, in primis l’avanzo primario, e sopratutto la scadenza di ottobre per la ristrutturazione finale del debito pubblico con i creditori, e di diretta conseguenza la fine del regime di controllo della Troika. Questi elementi hanno spinto il Primo Ministro ad indicare due nuove priorità, in totale discontinuità con i passati due anni, per i prossimi mesi: la diminuzione delle tasse e l’aumento degli stipendi per gli uomini del comparto difesa e sicurezza.

Questi ultimi si possono ritenere i più soddisfatti dalle parole pronunciate dal signor Samaràs, dal momento che non solo vedranno i loro stipendi ritornare ai livelli del 2012, come stabilito da una sentenza del Consiglio di Stato che, nei mesi passati, ha giudicato incostituzionale i tagli, ma riceveranno, inoltre, i primi sostanziali aumenti in busta paga dopo quattro anni di crisi in cui i dipendenti statali hanno pagato il prezzo più alto, vuoi perché i più facili da colpire, vuoi a causa delle dimensioni sproporzionate del settore pubblico, alimentato a clientele politiche per trent’anni. Sul fronte della diminuzione delle imposte l’azione più importante riguarda il costo del petrolio per il riscaldamento domestico, che il Governo abbatterà del 30%; mentre subordinatamente all’andamento economico generale, senza cioè un calendario chiaro, il Primo Ministro ha annunciato cambiamenti sulla tassa sugli immobili e sul cuneo fiscale per le imprese.

La promessa del cambio di rotta è stata accompagnata da un duro attacco a Syriza, in particolare su due punti: la politica estera e l’economia, appunto. Sul primo tema, sfruttando le dichiarazioni di alcuni deputati socialradicali che hanno riproposto nei giorni scorsi la vecchia idea della sinistra di ritirare la Grecia dalla NATO (nel silenzio della dirigenza del loro partito), il premier ha chiesto ironicamente all’opposizione quanto peserebbe una Grecia isolata dai circuiti internazionali, rivendicando a muso duro la sua difesa dell’unità territoriale di Cipro, quale precondizione per una soluzione pacifica dell’occupazione turca, nel suo colloquio col presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Galles. Sull’economia il suo attacco è stato evidentemente sprezzante quando è arrivato a chiedere a Syriza:<< Dite che volete dare cinque miliardi subito per la crescita. Non vi sembrano pochi? Visto che non ci dite dove li andreste a trovare, perché non ne promettete ancora di più, così da fare contente le vostre correnti?>>.

Nell’ombra dei corridoi del palazzo neoclassico del Parlamento di Atene, è proseguita per tutta l’estate, ed ancora prosegue, l’azione dei pontieri conservatori e socialisti verso i deputati indipendenti e di altri gruppi minori per raggiungere la quota di 180 voti, necessari in terza votazione per eleggere il Presidente della Repubblica, ed evitare, in caso di fallimento di questo voto, l’immediato scioglimento della Camera. Il tema è la preoccupazione più ricorrente per l’attuale maggioranza, che controlla solo 156 seggi su 300, e che ha tempo solo fino a febbraio, quando scadrà il mandato dell’attuale Capo dello Stato Karolos Papoulias. In questo clima di incertezza, dove neppure Syriza può escludere a priori la riuscita dell’elezione su filo del rasoio, il Primo Ministro Samaràs ha dato il via alle contromisure essenziali per permettersi di presentarsi, se fosse necessario, difronte agli elettori come campione della ridistribuzione sociale al termine degli anni di crisi. Difficilmente questi esigui annunci gli permetteranno di vincere ancora una competizione, ma sicuramente con i socialradicali bloccati al 25%, la scommessa di Nuova Democrazia sarà di ottenere un Parlamento impiccato, ovvero senza una maggioranza di Governo, per poter giocare ancora un ruolo da protagonista.   

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