Natale senza Presidente.

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<< Samaràs in prigione!>> così Ilias Kasidiaris, deputato e luogotenente del partito neonazista Alba Dorata, ha risposto alla chiamata per l’elezione del Presidente della Repubblica una settimana fa. Sia lui, sia il suo condottiero Nikos Mixaloliakos e così la maggior parte dei loro colleghi del gruppo parlamentare hanno ottenuto il permesso del tribunale per poter presenziare in aula alle votazioni presidenziali. Sotto la minaccia di questa spada di Damocle il gesto di Kasidiaris è risultato isolato, proprio perché il capo Mixaloliakos ha imposto al suo manipolo un basso profilo, onde non concedere ai magistrati il pretesto per impedirgli di assistere alla verosimile sconfitta del governo.  Il risultato della votazione di ieri, senza esito come la precedente essendo ancora previsto il quorum di duecento deputati su trecento totali, ha inevitabilmente accelerato la corsa della Grecia verso le elezioni anticipate, che scatteranno automaticamente qualora il 29 dicembre non si raggiungeranno i centottanta suffragi. Grande sconfitto in questa fase risulta essere il Primo Ministro Antonis Samaràs, la cui strategia fondata sull’allarmismo pubblico (non infondato invero) circa le condizioni economiche in cui il paese si troverebbe in caso di crisi politica e di conseguente vittoria di Syriza, abbinato al lavoro di convincimento dei deputati indipendenti od insofferenti in altri partiti, comunque preoccupati per il proprio futuro personale incerto, è fallita definitivamente proprio ieri. Gli otto indipendenti, di provenienza originale varia, tra cui due ex-neonazisti, che hanno votato per il candidato governativo Stavros Dimas hanno prosciugato le riserve da cui il governo poteva attingere. Nonostante molti osservatori si ostinino ad attribuire al signor Dimas, od alla sopravvivenza della legislatura a seconda dei punti di vista, ancora tre o quattro simpatizzanti il loro contribuito non cambierebbe il risultato scontato.  

4FA3CD6ACA18591B2B43E2CB8E7BAD06Le prospettive per il giorno dopo della politica greca non sono, tuttavia, né chiare né buone. Una crisi politica porterebbe immediatamente al congelamento per almeno un mese, la data delle elezioni più verosimile è il 25 gennaio, delle trattative sul debito con la Troika. Troika che, elargendo ancora gli aiuti finanziari vitali per la Grecia, manterrebbe intatto la sua forza contrattuale con qualsiasi governo dovesse formarsi dopo il voto. Su questo aspetto, poi, i dubbi sulla natura e la durata di tale esecutivo restano molto forti. Tutti i sondaggi, pubblicati a ritmi isterici nelle ultime settimane, registrano il primato di Syriza sulla Nuova Democrazia, ma non la sua netta vittoria elettorale. Infatti la sinistra radicale si troverebbe costretta, in ogni caso, a cercare alleati in Parlamento per poter raccogliere la maggioranza assoluta di centocinquantun seggi, necessaria per la nascita dell’esecutivo. L’unico partito anti-Troika ed anti-europeista con cui il signor Tsipras conduce da tempo un flert ben poco discreto è ‘’Greci Indipendenti’’ di Panos Kamenos, partito ultraconservatore di destra. Uniti nel fronte contro l’austerità, le due formazioni politiche divergono radicalmente su temi importanti come la politica estera, la difesa nazionale, il diritto di famiglia, l’immigrazione. Difficile credere che tale millazzismo potrebbe garantire un esecutivo stabile ed efficiente a medio e lungo termine.Un secondo potenziale alleato per il signor Tsipras potrebbe essere il movimento ‘’Fiume’’ del giornalista Stavros Theodorakis, che alle elezioni europee ha registrato un discreto 5%. Destrutturato ed allergico alle etichette ideologiche del Novecento, il Fiume raccoglie elementi liberali, socialdemocratici e di sinistra, questi ultimi in rotta proprio con Syriza. Non ha una posizione netta di rifiuto od a favore degli accordi Grecia-Troika, ed a differenza della sinistra radicale si caratterizza per un europeismo convinto, oltre ad essere di estrazione elettorale essenzialmente borghese.

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