Charlie Hebdo.

Sinceramente non amo molto la satira a sfondo religioso. Ritengo che l’istinto spirituale sia una caratteristica intrinseca dell’uomo che genera pensieri e sentimenti profondi a cui accostarsi in punta di piedi. Ma questa è un’inclinazione personale, un’opinione e come tale si trova sullo stesso piano di chi invece la satira su temi religiosi la fa ogni giorno. In nessun caso l’atto di ieri contro i giornalisti del settimanale Charlie Hebdo può trovare una qualche giustificazione morale. La strage perpetrata dai terroristi islamici non è stata solo un attacco ad un mezzo di informazione, ad un avversario culturale e politico, ma soprattutto un segnale chiaro a tutto l’Occidente. In questi ultimi vent’anni in molti di fronte alle bombe ”intelligenti” degli Stati Uniti che in Afghanistan facevano strage di villaggi e civili, hanno respinto pregiudizialmente la tesi dello scontro di civiltà tra Occidente ed Islam. In molti hanno preferito dedicarsi al buonismo e soprattutto all’anti-americanismo, voltando lo sguardo rispetto a degli elementi di fondo che effettivamente separano nettamente l’Occidente dall’Islam. Se è vero che l’Islam non è sinonimo di autoritarismo, inteso come sistema politico, esso è pur tuttavia foriero di un manifesto valoriale che risulta vecchio ed incompatibile per l’evoluzione assunta dalla società occidentale. Si cita spesso lo status della donna nei paesi mussulmani, ma vanno sottolineati anche aspetti quali la giustificazione della violenza quale punizione per i crimini piuttosto che l’evidente intolleranza, che sfocia nell’odio, nei confronti dei fedeli di culti diversi o semplicemente del dissenso e delle opinioni alternative. Tutto questo pone un solco tra l’Occidente e l’Islam. L’intento evidente dell’attentato di ieri era quello di ampliare ulteriormente questo solco, di costringere un’inevitabile reazione da parte dell’Europa, colpendo non un simbolo culturale, piuttosto che religioso (come sarebbe stato nel caso del Pontefice), ma quella Francia laicista ed illuminista che a torto o ragione è riconosciuta come depositaria di molti di quei valori e principi (quali la libertà di stampa ed espressione) che costituiscono il manifesto valoriale laico dell’identità occidentale. Reazione occidentale le cui spese dovrebbero fare quei mussulmani moderati che, pur fedeli nella tradizione e nel culto, hanno accettato interamente i principi liberal democratici e vivono integrati nella nostra cultura, avendo scelto essi stessi di viverci. E proprio qui, su questa sottile linea rossa che passa la necessaria riflessione da compiere dopo la barbara strage di ieri. Bisogna dare ragione nel merito, ma non nel metodo, all’ex presidente George W. Bush. La democrazia va esportata, perché finché sussisteranno regimi così incompatibili con il nostro modello di vita e pur tuttavia così legati a noi, si pensi solo che all’imponente immigrazione mussulmana in Europa, la nostra libertà sarà in pericolo. Non si tratta di un aspirazione idealista ma di una pura esigenza di sopravvivenza. Adattare le società islamiche alla democrazia liberale ci rafforza e ci garantisce la sopravvivenza. Questo impegno è irto di difficoltà, come hanno dimostrato i cambi di regime in nord africa negli ultimi anni, si pensi a due esempi opposti come Egitto e Tunisia. Questo percorso va proseguito, senza l’imbarazzo di andare ad occuparsi delle questioni altrui. La nostra società ha tanti difetti, certamente, ma non vi sono alternative auspicabili. Come ha scritto Bernardo Valli l’attacco di ieri a Parigi è stato una dichiarazione di guerra all’Occidente, ed aggiungo io se vuole sopravvivere non può non reagire contrapponendo ed imponendo i suoi valori e principi contro quelli dell’Islam radicale.

 

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