Grecia, dalla rivoluzione al Governo.

proedriko

Alexis Tsipras ha appena giurato. O meglio ha promesso osservanza alla Costituzione ed alle leggi, avendo di fronte il Presidente della Repubblica Karolos Papoulias,che nonostante non avrebbe mai potuto immaginare fino a ieri che sarebbe stato il primo Capo di Stato ad accogliere una promessa laica, al posto del giuramento religioso tradizionale in pratica dal 1821, si è mostrato ben disposto a questa novità. Attorno a lui, commossi fin quasi alle lacrime i collaboratori stretti del signor Tsipras, al contrario i mandarini della Presidenza hanno mostrato dei sorrisi poco convinti, e per lo più sono rimasti in disparte con gli sguardi bui.

Nonostante questa innovazione formale il Primo Ministro Alexis Tsipras non ha voluto avviare il suo mandato con gesti di rottura sostanziale col sistema. Ieri sera, appena è stato pubblicato l’exit poll che disegnava una netta vittoria di Syriza, ha spedito il responsabile per le politiche della Difesa del partito signor Dritsas dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Kostarakos, al quale ha espresso la totale fiducia della Sinistra radicale verso le Forze Armate. Immediatamente dopo, nel corso della serata, il signor Dritsas è corso al quartier generale della Polizia dove ha chiesto alla dirigenza di continuare a vegliare sull’ordine pubblico regolarmente. I tempi di una Syriza ammiccante verso gli ambienti anarchici insurrezionali, la Syriza che voleva sostituire la Polizia con delle milizie popolari disarmate ed imporre schemi di difesa alternativi all’imponente macchina che fa capo attualmente allo Stato Maggiore della Difesa, appartengono ad un passato che si è fatto oblio nella memoria collettiva. Così sulla laicità, nonostante sia stata una scelta obbligata per il signor Tsipras quella di prestare la promessa civile, a causa dell’attenzione mediatica di tutta la sinistra europea, ha chiesto, ed ottenuto, di essere ricevuto dal Capo della Chiesa Ortodossa di Grecia, l’Arcivescovo di Atene Ieronimos, un’ora prima dell’insediamento, ed a favore di telecamere gli ha chiesto la benedizione rassicurando che le relazioni tra Governo e Chiesa di Grecia sono e resteranno eccellenti.

Così termina il lungo percorso che ha portato Syrizia, piccolo partito ai margini del sistema politico, che navigava tra il 3% ed il 4%, schiacciato a sinistra dal monolitico Partito Comunista Greco (KKE), stalinista e militarizzato, ed al centro dall’immenso Pasok, meno di tre anni fa, alla guida del Paese ieri notte. Dalle invocazioni alla disobbedienza civile contro lo Stato, la minaccia di abolizione di tutti gli accordi fra la Grecia ed i partner europei fino all’uscita dall’Eurozona, alle parole che Alexis Tsipras ha pronunciato ieri sera dal palco della piazza vittoriosa di Atene:<< Tratteremo ma non romperemo con i partner europei>>.

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