Una svolta per la Nuova Democrazia.

ΧΑΛΚΙΔΑ ΝΕΑ ΔΗΜΟΚΡΑΤΙΑ ΠΡΟΕΚΛΟΓΙΚΗ ΣΥΓΚΕΝΤΡΩΣΗ Ε. ΜΕΙΜΑΡΑΚΗΣ ΟΜΙΛΙΑ

A poco più di una settimana dalla sconfitta elettorale del 20 settembre, la Nuova Democrazia si appresta ad aprire la sua fase congressuale. Con una decisa miopia politica, dettata dall’opportunismo e dalla paura di confrontarsi con la società civile, la dirigenza del partito ha deciso di ridurre il congresso del centro-destra greco ad un puro confronto tra personalità. Decisione questa che resta fedele alla linea seguita alla sconfitta elettorale del gennaio scorso, quando l’allora premier uscente Antonis Samaràs decise di non dimettersi, impedendo un’autocritica sincera sui successi e sugli errori dei tre anni del suo governo.

Da quel momento abbiamo assistito ad un crescendo di sfasamento tra i messaggi che la società civile inviava alla classe politica, nei difficili mesi della << prima volta Sinistra>>, e la reazione della Nuova Democrazia. Fino al clamoroso risultato del referendum popolare contro la prima bozza di accordo che la Troika ha sottoposto al Gabinetto Tsipras. Scontata la posizione della Nuova Democrazia per l’Europa, e pur tuttavia nei pochissimi giorni precedenti al voto la leadership di Antonis Samaràs si è dissolta, mentre al tempo stesso il suo partito ha mostrato di non avere una classe dirigente disposta a mettere la faccia su quella che poteva, e si è rivelata essere, una sconfitta clamorosa. Dopo quel voto il partito è entrato in una intensa fase di terapia di gruppo.

Evangelos Meimarakis, l’uomo scelto dal signor Samaràs per affrontare il duro voltafaccia dei Greci nei confronti dell’Europa, ha rappresentato bene il senso di smarrimento dei quadri neodemocratici. Tanto da pregiudicare il risultato di un’elezione, quella del 20 settembre, tutt’altro che scontata nel momento in cui è stata convocata. Il primo atto del signor Meimarakis è stato il convocare una manifestazione fuori dagli uffici storici del partito, in via Righillis ad Atene, abbandonati nel 2009 dalla dirigenza Samaràs. I patetici richiami pubblici agli elettori neodemocratici a presentarsi fuori dalla vecchia villetta neoclassica, sono riusciti non solo a radunare una sparuta folla di deputati e funzionari, ma soprattutto a chiudere il partito alla grande platea elettorale di delusi ed incerti dal Governo Tsipras. La Nuova Democrazia, ferita dalle sconfitte, ha preferito chiudersi in se stessa, in una nostalgica caccia ad un elettore di centro-destra, che dopo la crisi del debito del 2010, non esiste più in Grecia.

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La rinuncia al confronto interno è andata di pari passo con il voto a favore del terzo memorandum tra la Grecia e la Troika, che se da un lato ha coperto la dissociazione della Piattaforma di Sinistra di Syrizia, dall’altro ha sostanzialmente annullato l’immagine del partito nel dibattito parlamentare. Dopo mesi di critiche alla, francamente discutibile, gestione Tsipras.

Il tema principale che i candidati dovranno chiarire è la patente ideologica che Nuova Democrazia, nella Grecia post-Troika, dovrà assumere. Il grande partito che di volta in volta vira al centro od a destra, non è più in grado di contendere realmente il potere attraverso il voto elettorale. I compromessi del passato con lo statalismo introdotto dal Pasok negli anni ’80, che tanto ha favorito anche le clientele neodemocratiche, devono essere abbandonati, per una chiara linea liberale in economia. Al tempo stesso la retorica conservatrice sui valori dimostra di non avere più presa, al confronto con le facili soluzioni populiste e nazionalpopolari proposte dall’Alba Dorata ed, in parte molto minore, da Greci Indipendenti. Per quanto la presenza di una consistente ala di destra in un grande partito democratico come è la Nuova Democrazia, favorisca il sistema democratico, oggi il centro-destra deve parlare con il linguaggio della modernità. La classe media, seriamente colpita dalla crisi, che vive nelle grandi città, che ha gennaio hanno celebrato Syriza ed a settembre hanno disertato le urne, deve essere la nuova base di conquista del partito. La retorica sull’orgoglio dell’appartenenza neodemocratica appartiene al passato, così come la generazione di Evangelos Meimarakis, Kostas Karamanlis ed Antonis Samaràs. Solo un taglio generazionale, un rinnovamento in uno dei sistemi politici più vecchi del continente, può realmente aprire le porte ad un nuovo corso per il centro-destra.  

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