La battaglia di Salamina

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Fino a pochi giorni fa la commemorazione annuale della battaglia navale di Salamina (480 a.C.), era poco più di una sagra locale, sconosciuta al grande pubblico. Mercoledì scorso si sono improvvisamente accesi i riflettori su questo evento, arrivando ad oscurare, per alcune ore, la visita del Primo Ministro Alexis Tsipras a New York per la 70esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La ragione principale della rinnovata attenzione mediatica è stata la presenza in pompa magna del ministro della Difesa Panos Kammenos all’evento. Tornato al dicastero che aveva diretto in totale autonomia per sette mesi, nel precedente Gabinetto Tsipras, il signor Kammenos non avrebbe potuto incominciare il suo secondo mandato con un atto pubblico diversamente esuberante. Il parossismo della cerimonia rivela, infatti, la profonda connotazione politica della partecipazione della destra-populista all’attuale Governo.

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La solenne cerimonia religiosa ortodossa, celebrata dal Metropolita locale (Vescovo ortodosso NdA), ha suscitato le vive ilarità di quanti  sui social network hanno obbiettato la fede pagana dei caduti Greci a Salamina. A seguire i commenti si sono concentrati sui figuranti, prontamente convocati per fare da coreografia all’evento. Guerrieri delle falangi spartane si sono mischiati a giovani donne vestite da eroine della Guerra d’Indipendenza del 1821 (dall’Impero Ottomano), mentre il ministro si faceva fotografare con un gruppo di giovani ”ancelle” in completo chiaro. L’apparente incongruenza tra questi elementi mischiati assieme tradisce una logica chiarissima nella mente del leader di ”Greci Indipendenti” e di molti altri settori dell’estrema destra greca, a partire dall’Alba Dorata. Negli anni della dittatura militare dei Colonnelli, erano frequenti le feste popolari che si richiamavano agli eroi dell’antichità associando il nazionalismo, all’Ortodossia, all’antichità classica. Nel tentativo di creare un unicum nella storia patria, da iscrivere nelle coscienze collettive.

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Se dalla caduta della Giunta Militare, nell’estate del 1974, la parola Patria è sopravvissuta nel linguaggio comune dei partiti politici democratici, lo stesso signor Tsipras la usa frequentissimamente da quando è al Governo, questo tipo di manifestazioni di carattere etno-popolari erano state completamente accantonate. Nonostante il movimento del signor Kammenos non si ispiri ufficialmente al regime di Georgios Papadopoulos, e non abbia rapporti con l’Alba Dorata il retroterra culturale tra queste forze è evidente. Retroterra che viene condiviso da una parte, seppur minoritaria, importante della società greca. Ancor di più a livello elettorale. Questo settore tradizionalista, conservatore e nazionalista, che grazie alla pessima gestione dell’emergenza immigrazione da parte del Governo Tsipras ha visto aumentare la sua consistenza alle elezioni del 20 settembre scorso, si muove nella contestazione della globalizzazione, che mette in pericolo i suoi valori. Così come non vede di buon occhio la via dell’integrazione europea ed il superamento della sovranità nazionale a favore delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo.

Left-wing Syriza party leader Alexis Tsipras, left, and leader of the right-wing Independent Greeks party Panos Kammenos raise their hands as they greet from supporters at Syriza's party’s main electoral center in Athens, Sunday, Sept. 20, 2015. Tsipras who won Greece's parliamentary election for the second time this year on Sunday, says he will form a coalition government with the small right-wing Independent Greeks. (AP Photo/Lefteris Pitarakis)

Se oggi quello che forse è il più morbido dei suoi rappresentanti, il signor Kammenos appunto, è il sovrano assoluto del Ministero della Difesa, lo si deve alla fredda logica di Alexis Tsipras. Scartando alleati centristi, liberali e socialdemocratici, molto più appetibili nell’attuale fase complessa di implementazione del Terzo Memorandum, il signor Tsipras ha preferito compiere un nuovo compromesso con la sua coscienza di Sinistra. Nei fatti si è riconosciuto maggiormente nell’intransigenza ideologica, nella retorica popolare contro le élites, nella prospettiva di un’eterna lotta di minoranza che contrassegna il carattere di tutti gli estremisti. Grandi o piccoli, seri o ridicoli che siano.

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