La fine di un’era?

2567818

E’ già iniziata la campagna elettorale? Siamo in molti a chiedercelo. Un dubbio suscitato dalla curiosa predisposizione del Primo ministro ultimamente di correre ad inaugurare da ospedali ad aeroporti nuovi. Predisposizione che nelle ultime settimane lo ha portato a raggiungere fin le più sperdute isole dell’Egeo. Certo a pensar male si fa peccato, eppure soltanto la settimana scorsa il governo ha subito la sua prima e significativa sconfitta parlamentare, in un anno e sette mesi al potere. Tsipras non è riuscito a raccogliere i duecento voti necessari per far si che la nuova legge elettorale proporzionale possa valere già alle prossime elezioni. Invece dovrà aspettare un giro, secondo le regole che impediscono di cambiare le regole senza una maggioranza qualificata. Anche in quel caso ci siamo domandati in molti il senso di quella scelta. Negli ultimi sei anni tre dei quattro premier che si sono succeduti sono caduti a causa di ribellioni dei propri deputati contro le misure di austerità, ed avevano tutti ottenuto il premio  di maggioranza di cinquanta seggi per il primo partito. Da ultimo proprio Alexis Tsipras ha convocato un’elezione lo scorso settembre, appena nove mesi dopo essere stato eletto, per ripulire Syriza dai deputati contrari all’accordo con l’Unione Europea dell’estate 2015. Inoltre gli avvenimenti del 15 luglio scorso in Turchia hanno messo a rischio i rapporti già tesi fra Atene ed Ankara. Ankara dove Recep Tayyip Erdogan è al potere col suo partito l’AKP, da quasi quindici anni, e che non nasconde di voler creare un sistema presidenziale. In questi contesti, Tsipras ha spolverato l’opzione proporzionale, con la curiosa coincidenza della pubblicazione nello stesso periodo di innumerevoli sondaggi assai sfavorevoli per Syriza. E non si è voluto limitare a questo. Durante un evento trasmesso in diretta per ore dalla televisione di Stato, il premier ha lanciato una nuova sfida: cambiare la costituzione entro il 2021, anniversario dei duecento anni dall’indipendenza dall’Impero Ottomano. Una costituzione nuova, che dia ampi poteri al popolo, ha detto.

Tutte queste proposte ed iniziative hanno una logica. Corrispondono perfettamente al manifesto elettorale di Syriza del 2015, e sono forse le prime riforme di quel manifesto ad essere messe in cantiere. Abbinano alle istituzioni l’idea che la politica sia un dibattito permanente e fine a se stesso. L’idea che il parlamento sia un puro esercizio assembleare, un luogo di rappresentanza più che un luogo di decisione. Sottolinea il ricorso alla piazza, come nel caso dell’elezione del presidente della Repubblica qualora fallisca il parlamento o per referendum, come una ginnastica elettorale in cui il popolo è chiamato ad essere protagonista di un copione scritto da altri. Un governo come questo, che è stato eletto da una minoranza nel paese, e che oggi va sempre più riducendosi, che ha fatto parlare di se per i soldi nascosti dei suoi ministri e per la tolleranza verso i dipendenti pubblici assenteisti e non qualificati, è difficile che possa avere la forza politica di portare avanti una riforma di aggiornamento delle istituzioni. Il 2021 verrà dopo la peggiore crisi economico-sociale dalla catastrofe in Asia Minore del 1922, ma verrà anche sulla scelta forte dei Greci di essere comunque parte di quest’Europa unita e di non voler tornare indietro a rinchiudersi nell’isolamento di confini nazionali obsoleti. E verrà il 2021, con un nuovo Primo ministro ed un nuovo governo.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s