La parentesi di Tsipras.

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Un Recep Tayipp Erdogan rabbioso ha minacciato in tutti i modi di stracciare l’accordo UETurchia sugli immigranti, se l’Europa non cederà al suo ricatto e cancellerà i visti per i cittadini turchi che entrano nell’Europa unita. Ma il presidente Erdogan non ha bisogno di preoccuparsi eccessivamente, perché può contare su un valido alleato, una quinta colonna dentro l’UE che indirettamente lavora per fare delle minacce turche un problema potenzialmente mortale per l’Unione.

Alexis Tsipras, seppur potendo contare su una breve esperienza di governo, ha fatto tesoro della strategia messa in campo dal predecessore, Antonis Samaràs, ma mettendola in pratica con maggiore successo. Nel dicembre 2014, l’allora premier Samaràs convocò un’elezione anticipata convinto che un governo di Syriza (all’epoca avanti nei sondaggi) sarebbe durato pochi mesi, e lui sarebbe tornato entro l’estate a salvare la Patria. Chiamò questo periodo la ”parentesi rossa”, ma gli andò male, e la Patria lo mandò in pensione votando in massa il referendum voluto da Tsipras.

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Oggi Tsipras pianifica qualcosa di molto simile, una ”parentesi blu”. Conscio di essere ai minimi storici in fatto di consenso, e della forza che la Nuova Democrazia (centro-destra) mostra nei sondaggi, il premier ha dato vita ad una strategia riassumibile in tre mosse. Per prima cosa ha modificato la legge elettorale trasformandola in un proporzionale puro. Quindi ha iniziato una campagna mediatica in giro per il paese inaugurando ospedali ed aeroporti. Infine si appresta a creare un ”incidente” con cui liquidare l’alleanza con la destra nazionalista di Greci Indipendenti e chiedere lo scioglimento del Parlamento.

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Le prossime elezioni, ove si userà ancora l’attuale legge elettorale che prevede un bonus di cinquanta seggi al primo partito, difficilmente consegneranno la maggioranza assoluta alla Nuova Democrazia. Congelati i voti dei neonazisti dell’Alba Dorata, i conservatori dovranno rivolgersi ai socialisti del Pasok ed ai centristi del Potami. Accetteranno questi di fare da stampella a Kyriakos Mitsotakis, piuttosto che far ripetere le elezioni per tornare in Parlamento con il doppio dei seggi (e del potere contrattuale)? si chiedono nella cerchia del leader di Syriza. Tsipras punta molto sulla loro avidità, convinto che in un parlamento proporzionale i conservatori possano essere più facilmente isolati dalla prospettiva di un governo progressista, od alla peggio si troverà ad affrontare una maggioranza disomogenea e debole, comodamente dall’opposizione come ha fatto con il Governo ND-Pasok di Samaràs.

Sullo sfondo di questo pensiero però si defila la crescente instabilità della regione, che coincide con la totale impreparazione dell’attuale governo a gestire la ripresa di flussi massicci di sbarchi di richiedenti asilo e di immigrati economici sulle isole dell’Egeo. La rigidità del confronto in atto tra Ankara da un lato, Bruxelles e Berlino dall’altra non rassicurano molto sul futuro. Le elezioni presidenziali francesi, in cui la leader dell’estrema destra Marine Le Pen è data come favorita a passare al ballottaggio, all’ombra della Brexit che ha dimostrato come l’Unione non sia irreversibile, proprio come dicono i vari anti-europeisti Le Pen in primis,  sono imminenti. Far coincidere questa tappa con le immagini di decine di migliaia di persone che sbarcano sulle isole, delle tendopoli ai confini territoriali della Grecia con Fyrom, Bulgaria ed Albania rischia di aumentare il senso di paura e xenofobia che i recenti attentanti in Francia e Germania hanno alimentato. Le reticenze di molti Stati membri a dare accoglienza ai rifugiati siriani, così come l’assenza di una politica comune su come affrontare le migliaia di migranti economici sono nodi che Bruxelles non è stata in grado di risolvere mentre il controverso accordo di contenimento dei flussi con la Turchia era in vigore.

In questa prospettiva una campagna elettorale prolungata fino a dicembre, che dovrà dare vita ad un governo che dovrà attuare le misure economiche pendenti concordate da Syriza, rischiano di lasciare nei fatti senza governo, in mesi cruciali, il paese che sarà l’epicentro della crisi nel conflitto turco-europeo. Tutto questo rischia di essere l’eredità di due anni di governo di Tsipras e di Syriza.

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