Del risultato del referendum.

Nel 2012-13 è iniziato un percorso dei cittadini contro il sistema politico e le istituzioni, che è stato incarnato dai populismi di Renzi, Grillo e Salvini. Abbiamo sperimentato al Governo la versione di Renzi, immaginifica, onirica, ma molto più soft (e seria ?) delle altre due. Ieri quello stesso popolo che voleva il cambiamento ha invertito la marcia.

Il voto è stato essenzialmente politico, anche se ci sono stati coloro che hanno votato in coscienza sul merito delle riforme. Il voto politico ha detto chiaramente che l’alternativa a questo percorso renziano è il proporzionale, ed inevitabilmente le intese tra forze politiche eterogenee molto più che nella Seconda Repubblica dell’alternanza tra centro-destra e centro-sinistra.
Questo risultato andrà analizzato nel dettaglio, nei prossimi mesi. La bocciatura del referendum non cancella le istanze che hanno portato alla formazione dei movimenti populisti, il disagio socio-economico della società italiana alle prese col globalismo e la transizione post-industriale, non sarà lavato col sangue (politico) di Matteo Renzi.
Resto convinto che la soluzione offerta, di tornare a forze politiche ideologicamente pure, di medio-piccole dimensioni non farà altro che favorire i populismi, soprattutto quelli risultati vincitori. Penso che l’instabilità di governi deboli retti da Parlamenti proporzionali farà male all’Italia, ed alla sua economia. Temo che lo slogan della ”decrescita felice” di grillina coniazione, stia diventando un’aspirazione dei cittadini molto più di quanto si possa credere. Perché quando si rifiutano la possibilità di cambiare, in qualsiasi ambito, si sceglie inevitabilmente un declino.
Il risultato non può non ricadere sulle spalle di Matteo Renzi, il quale non ha subito una sconfitta politica, bensì ha fallito nella sua promessa di incarnare il cambiamento. Promessa con cui aveva ottenuto un consenso ampissimo alle Europee del 2014. In questa fase, fatto salvo un eventuale contraccolpo economico, ritengo che la via obbligata sia la nascita di un Governo istituzionale, la modifica proporzionale delle leggi elettorali, ed il ritorno alle urne in primavera.
<< Meglio un ragazzo povero ma accorto, che un re vecchio e stolto che non sa ascoltare consigli. Il ragazzo infatti può uscir di prigione ed essere proclamato re, anche se, mentre quegli regnava, è nato povero. Ho visto tutti i viventi che si muovono sotto il sole stare con quel ragazzo, il secondo, cioè l’usurpatore. Era una folla immensa quella di cui egli era alla testa. Ma coloro che verranno dopo non avranno da rallegrarsi di lui. Anche questo è vanità e un inseguire il vento.>>
Qoèlet 4, 13-17
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