Il 5Stelle a caccia di un cappello europeo.

La vicenda che ha portato, in meno di ventiquattr’ore, il Movimento 5 Stelle ad accostarsi al partito europeo di Mario Monti, ed esserne respinto, è l’ennesima lezione sulla natura del fenomeno grillino, e sulla sua evoluzione.

L’iniziativa di per sé è stata tutt’altro che estemporanea. Come insegnano ampi manuali di scienza politica sull’argomento, tutti i movimenti, in particolare quelli populisti, nel momento in cui ottengono successo hanno il destino segnato da due soluzioni. Integrarsi nel sistema che contestano, divenendo istituzione, e quindi sopravvivendo, oppure disgregarsi in gruppi sempre più omogenei, ma anche sempre più piccoli. Da diverso tempo il 5 Stelle ha avviato un percorso istituzionalizzante, che per esempio di recente lo ha portato a rinnegare il suo giustizialismo, a favore di un approccio garantista (almeno verso i suoi esponenti).

Sconfitto Matteo Renzi nel referendum costituzionale, in molti, anticipando tempi che si preannunciano lunghi, prevedono una vittoria elettorale grillina. A questa vittoria viene attribuito spesso il carattere dell’inevitabilità, che è componente essenziale della fede dei militanti pentastellati. Altrimenti non si comprenderebbe un supporto tanto ampio per un movimento che inizia a rinnegare i suoi valori, ha ampi problemi di trasparenza interna, e presenta tratti fallimentari nella gestione del Comune di Roma.

Tuttavia la chiave nell’inevitabilità di una vittoria grillina (reale od apparente che sia), permette di comprendere la scelta di Grillo di associarsi all’Alde. Il Movimento ha tentato di accreditarsi in Europa quale soggetto affidabile, provando a lanciare un doppio messaggio implicito.  Il primo è di far dimenticare la retorica anti-euro, nascondendosi dietro alla facile retorica europeista di Guy Verhofstadt. Il secondo messaggio tradisce una chiarissima scelta in campo economico che, complice il disfacimento del centro-destra italiano, i vertici grillini si candidano a rappresentare. Sotto la retorica federalista, che Verhofstadt liberamente esercita grazie alla latitanza delle grandi famiglie popolare e socialista, sull’integrazione federale, l’Alde è il portavoce del liberismo e della globalizzazione dei mercati, e non dei popoli. Impossibile credere ai vari luogotenenti grillini, che ancora in queste ore affermano di poter usare i gruppi parlamentari come autobus, per fare in sostanza quello che si vuole. La giustificazione può trarre in inganno, poiché è proprio del genere che ti aspetteresti da un grillino. Ma in ultima analisi, gli autobus possono essere di forme e dimensioni diverse, ma la destinazione l’hanno bene impressa addosso.

Maggiormente si abbineranno l’accostamento al potere (anche solo come percezione) del M5S alla sua volontà di normalizzarsi, maggiormente dovremo attenderci operazioni di avvicinamento da parte di pezzi dell’establishment, anche insospettabili come il liberale  Verhofstadt. Potrebbe risultare in un’operazione vincente per Grillo e Casaleggio, se non si tornerà a sfidare il Movimento sui temi concreti. Iniziando a contrapporre una nuova concezione del lavoro e dei suoi diritti alla società fondata sull’assistenzialismo di Stato (reddito di cittadinanza) e sulla rassegnazione (elogio della povertà), che il blog sostiene. Purtroppo, però, sembra che il dibattito pubblico italiano non voglia scostarsi dalle affascinanti discussioni sulla natura della legge elettorale.

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