La droite sauvera la France!

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L’annunciato duello elettorale tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen rischia di diventare una tragedia, non solo per i francesi, ma per tutta l’Europa. Venuta meno la dicotomia novecentesca destra-sinistra, nell’età della crisi (o delle crisi) l’offerta politica va sempre più polarizzandosi attorno ad un polo liberale e globalista ed uno nazionalpopulista e protezionista. E’ un copione già visto negli ultimi nove mesi, con la Brexit e l’elezione di Donald Trump. I segnali inequivocabili che questi due eventi ci hanno lanciato non sembrano aver sortito grandi effetti, se ancora oggi buona parte della stampa e dell’opinione pubblica europea puntano su Macron per fermare la Le Pen.

Come è accaduto per Hillary Clinton, Emanuel Macron ha catalizzato l’attenzione dei media e per molto tempo è riuscito a mantenere una certa ambiguità ideologica che gli ha, erroneamente, attribuito il ruolo di candidato trasversale. In realtà Macron, che pur rappresenta per stile e parole d’ordine il superamento tra conservatori e socialisti, rimane un candidato profondamente divisivo nello scenario attuale. Non ha l’ambizione di contendere alla Le Pen l’elettorato che si affida al Front Nazional, limitandosi a parlare a quelle elite intellettuali, laiche ed economiche che cercano rassicurazione contro l’avanzata del nazionalpopulismo e puntano a mantenere lo status quo.

Piattaforme simili sono state condivise anche dalla campagna Remain e dai Democratici statunitensi, condividendo la convinzione che i populismi fossero fenomeni minoritari ed antistorici, rispetto alla globalizzazione in corso. Le stesse etichette che accompagnano Marine Le Pen, dal fascismo ai riferimenti alla destra radicale novecentesca, dimostrano la perpetuazione di questo errore.

Le risposte che i due maggiori partiti francesi hanno dato al crescente nazionalpopulismo, sono state molto diverse. La sinistra ha scelto di rinchiudersi nel recinto dei suoi simboli del passato, sperando che la tempesta in corso si risolvesse in un temporale estivo, grazie alla vittoria di un candidato dei Les Republicains. Per contro, il centrodestra ha fatto la scelta coraggiosa, e non scontata, di designare Francois Fillon alle presidenziali. Chiusa l’esperienza a suo modo populista, di Nicola Sarkozy, Fillon ha il merito di aver indicato dei problemi reali, di cui gli altri candidati non populisti non parlano. Dalla crisi economica ed i costi insostenibili del sistema paese, ad un’integrazione fallita anche a causa delle masse islamiche che rifiutano di integrarsi negli usi e costumi francesi. Da un’Europa in crisi all’esigenza di trovare un equilibrio di convivenza con un’altra potenza spaventata ed isola, la Russia. Fillon ha indicato quelle inquietudini che sono alla base della trasformazione elettorale dei ceti medi e bassi bianchi, che hanno votato in massa per la Brexit e per Trump. Nel farlo ha proposto un governo sicuramente conservatore, ma democratico ed europeista.

Oggi i suoi problemi giudiziari mettono in pericolo l’ultima possibilità di spezzare le nascenti dighe ideologiche e dividere l’elettorato lepenista. Le accuse che gli vengono mosse, di aver stipendiato moglie e figli come assistenti parlamentari, potrebbero essere anche vere, anche se va registrato che sono emerse casualmente solo dopo la sua designazione a candidato presidente. Certamente il suo essere un cattolico identitario ha suscitato l’ostilità dei poteri laici, che hanno radici molto profonde nelle istituzioni francesi, magistratura compresa. Ma il problema principale da affrontare è politico, non giudiziario. Radicalizzare la campagna presidenziale, come Fillon si propone in queste ore, trasformandola in uno scontro con i giudici, è un crimine politico alla luce della posta in gioco.

Il centrodestra francese non ha soltanto il compito di sopravvivere alla crisi di Francois Fillon, ma deve continuare a combattere una battaglia culturale per non lasciare i temi popolari della crisi ai nazionalpopulisti. Per farlo dovrà inevitabilmente ”uccidere” Fillon, facendo però sopravvivere la sua campagna elettorale, che è l’unico argine per sconfiggere davvero Marine Le Pen.      

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