Crocevia Sicilia prima del voto di febbraio.

Il 5 novembre prossimo, si voterà in Sicilia per il rinnovo del Presidente e dell’Assemblea regionale. Questo secondo round di elezioni locali, dopo il voto amministrativo di giugno, assume in prospettiva un significato molto importante per gli equilibri politici del paese. Dal punto di vista temporale le urne siciliane precederanno di appena tre mesi le elezioni parlamentari, previste a scadenza naturale nel febbraio 2018. Per novembre, quindi, i partiti politici saranno già ampiamente impegnanti in campagna elettorale.

Oltre all’evidente influenza temporale che avrà sia sul dibattito generale, sia sui media, il voto siciliano permetterà di poter ragionevolmente determinare, con lieve anticipo, le fortune di due soggetti, il M5S ed il centrodestra, i quali, sconfitto Renzi al referendum, oggi aspirano a vincere le elezioni generali.

La svolta a destra dei grillini, per quanto smentita con frequenza dalle sue note comparse mediatiche, pone il Movimento in aperto contrasto con il centrodestra, apparentemente ritornato nelle grazie degli elettori. I risultati elettorali delle grandi città settentrionali nel giugno scorso hanno evidenziato questo scontro. L’insuccesso del M5S , e la speculare crescita leghista, è stato molto significativo in quel Nord dove nacque sei anni fa, emancipandosi dalle piazze che contestavano Berlusconi e disprezzavano Bersani.  

Il nuovo corso grillino, che alla retorica anti-establishment ed eurocritica ha aggiunto posizioni anti-immigrati, ed un certo avvicinamento ipocrita al mondo cattolico e clericale, pone il Movimento sulla rotta di intercettazione di quel disagio meridionale ribellista e qualunquista che ha radici antiche. Non è un caso che proprio in Sicilia, dove la versione nuova della destra dura, il movimento ”Noi con Salvini” è ancora debole, il M5S abbia conseguito grandi successi elettorali, proprio a partire dalle ultime elezioni regionali cinque anni fa.

Una vittoria elettorale in Sicilia (che diverrebbe la prima regione guidata dai 5Stelle) nel pieno disfacimento del centrosinistra, e con la conseguente crisi che provocherebbe nel Partito democratico, sarebbe per i grillini un trampolino di lancio per il primo posto alle politiche di febbraio. Prospettiva questa, in realtà, piuttosto preoccupante visto che produrrebbe un parlamento senza possibili maggioranze su cui creare un Governo, e potrebbe portare a nuove elezioni entro brevissimo.

Per contro il centrodestra, storico azionista dell’isola nella Seconda Repubblica, deve aspirare ad una vittoria chiara nel sud per poter realmente competere per il primo posto a livello nazionale. Una vittoria in Sicilia permetterebbe di poter giustificare il sacrificio della lista unitaria, al momento l’unico strumento per poter realmente scommettere sul 40% ed ottenere così il premio di maggioranza.

In tutto questo resta l’incognita Matteo Renzi. L’influenza reale che gli è rimasta sull’elettorato. La scelta di non impegnarsi in prima persona nelle elezioni di giugno, alcune di queste evidentemente date per perse in partenza, non ha premiato il segretario dem. Se la vittoria in Sicilia nell’autunno 2012 non fu per Bersani la premessa per una vittoria chiara a livello nazionale tre mesi dopo, una sconfitta a novembre potrebbe compromettere del tutto l’esperienza politica di Renzi e del sempre più renziano Partito Democratico.

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