Tsipras a Salonicco, orizzonte agosto 2018

Ogni anno, in settembre, il Primo Ministro ed i rappresentanti dei partiti politici, salgono a Salonicco, per presenziare alla Fiera Internazionale che si svolge in città. E’ un appuntamento molto atteso, durante il quale il governo e le opposizioni, presentano i propri programmi economici a breve e medio termine. Nel 2014 Alexis Tsipras presentò a Salonicco il suo opulento programma di governo, che prevedeva sussidi, aumenti di pensioni e stipendi, misure contro l’esproprio delle case, ed ovviamente la misura più attesa di tutte, la cancellazione del programma di austerità, e tutte le leggi attuative, <<con una legge di un solo articolo>>. La storia ha dimostrato che le cose sono andate piuttosto diversamente, anche se Tsipras ha continuato a salire a Salonicco da premier, nel 2015, promettendo una serie di misure complementari al nuovo accordo con i creditori che aveva appena firmato, e nel 2016 per promettere la riorganizzazione dei canali televisivi privati, accusati di evadere il fisco. Purtroppo per lui, anche in queste occasioni non ha avuto migliore fortuna.

In compenso, quest’anno, la narrazione del governo è stata più spettacolare del passato. Alexis Tsipras ha avuto modo di parlare ai suoi concittadini delle nuove, e numerose, imprese ed investimenti stranieri che il suo governo ha portato in Grecia (anche se, a giudicare dai dati reali, si tratta di ben poca cosa). Ma soprattutto il premier ha cercato di guadagnare tempo, senza dire nulla di concreto. Nell’agosto del 2018, tra undici mesi, l’accordo tra lo Stato greco ed i creditori scadrà. Ufficialmente la Grecia potrebbe, salvo inconvenienti nel percorso di risanamento, tornare a compare denaro sul mercato, come fanno gli altri stati ”sani” nel mondo. Un’occasione dalla portata storica, che potrebbe significare la fine del regime emergenziale, in vigore dal marzo del 2010, anche se difficilmente potrà significare la cancellazione della maggior parte delle misure di austerità. Verosimilmente, anche senza un formale memorandum d’intesa, la Grecia resterà un osservato speciale nell’Unione Europea, e dovrà sfruttare le misure di questi anni per mantenere in equilibrio i conti.

Tuttavia, per Tsipras, questi particolari non nascondono il risultato politico di poter portare il paese fuori dall’austerità, anche se soltanto formalmente. Quello di cui il leader di Syriza ha bisogno adesso è un anno di navigazione a vista, senza grandi difficoltà politiche, per arrivare saldamente alla guida del governo, all’estate del 2018. La novità che emerge dal dibattito politico, è che potrebbe tranquillamente arrivare al traguardo, grazie ad un’opposizione conservatrice sulla difensiva, che sconta ancora un basso grado di credibilità. Il leader del principale partito di opposizione, Kyriakos Mitsotakis, che è riuscito, in un anno dalla sua elezione, a invertire i sondaggi passando in testa con il suo partito Nuova Democrazia, non sembra detenere due caratteristiche fondamentali per avere successo: una proposta semplice ed efficace, ed un’elezione a breve termine per non consumare la sua novità. Gli esponenti della Nuova Democrazia, che si alternano quotidianamente nei network vicini all’opposizione, si limitano a criticare il governo, facendo delle analisi corrette della situazione e delle scelte errate dell’esecutivo, ma difficilmente riescono ad uscire dal semplice tatticismo.

L’unica minaccia per il signor Tsipras e Syriza, potrebbe arrivare dal centrosinistra. Categoria questa data per estinta agli inizi del 2015, quando il Pasok ottenne un misero tre per cento. Oggi la riorganizzazione di questo spazio politico, che porterà alla nascita di un nuovo soggetto, è ancora stimata sotto il dieci per cento nei sondaggi, ma potrebbe crescere sull’onda della nuova leadership che sarà eletta a novembre con un voto popolare diretto. Non è un caso che Alexis Tsipras,il passato 3 settembre, anniversario della fondazione del Pasok nel 1974, abbia scritto un articolo celebrativo del padre del socialismo greco, Andreas Papandreou, rivendicando esplicitamente molti paralleli tra il Pasok e Syriza e tra lo stesso Tsipras e Papandreou. Numerosi quadri, sindacalisti e notabili locali socialisti, che nel 2012 passarono con Syriza, dando alla sinistra radicale l’occasione di divenire il secondo partito del paese, oggi sembrano molto delusi dai risultati di questa esperienza di governo. Il dibattito congressuale interno al centrosinistra sembra preannunciarsi serio, e ben strutturato. Resta da vedere quanto questo processo porterà un reale rinnovamento, in grado di far dimenticare il Pasok e sfidare Syriza sul terreno del progressismo. 

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