Le elezioni in Giappone.

Provo a riassumere in brevi ”pillole” cosa è accaduto prima, durante, e cosa potrebbe accadere dopo, le elezioni giapponesi di domenica 22 ottobre, rispondendo ad alcune semplici domande. 

Come funziona il sistema politico giapponese?

Il parlamento giapponese, la Dieta, è composta dalla Camera dei Rappresentanti che dura in carica 4 anni, e dalla Camera dei Consiglieri che viene rinnovata per metà ogni tre anni. La Camera dei Rappresentanti ha più potere politico dell’altra, in quanto elegge il Primo Ministro e può sfiduciarlo. 

I due terzi dei rappresentanti vengono eletti in collegi uninominali, con il sistema first-past-the-post. Il restante terzo viene eletto con il metodo proporzionale in collegi più ampi. Il voto elettorale è disgiunto per le due opzioni. Un principio analogo viene usato anche per la selezione dei consiglieri. 

Le ultime elezioni della Camera dei Rappresentanti si sono tenute nel 2014. La coalizione conservatrice composta dal Liberal Democratic Party e dal Komeito, un partico social-conservatore buddista espressione politica della setta Soka Gakkai, ha conquistato i due terzi dei seggi, e nel 2016 ha ottenuto il controllo di una porzione analoga di consiglieri.

Dalle elezioni del 2014 è stato confermato come primo partito di opposizione il Democratic Party of Japan, una formazione moderata. 

Come si è arrivati a queste elezioni?

Nel luglio del 2017 il Primo Ministro Shinzo Abe ha visto declinare il consenso popolare nei suoi confronti. Nel corso dell’anno è stato coinvolto in diversi scandali, dall’accusa di aver favorito l’apertura dell’università agraria di un amico, a legami con organizzazioni ultra-conservatrici che avrebbe favorito con accordi fiscali vantaggiosi.

A inizio luglio il partito populista di ispirazione conservatrice Tokyo First, controllato dalla governatrice della capitale Yuriko Koike, ha sconfitto il LDP di Abe, conquistando la maggioranza nell’assemblea di Tokyo (cons. metropolitano). Si è trattato della prima  grave sconfitta elettorale di Abe da quando è tornato al potere nel 2012.

Shinzo Abe, ad inizio agosto, ha provato a migliorare la situazione con un rimpasto del suo esecutivo e del LDP, da cui sono stati esclusi alcuni potenziali avversari interni, ed è stato rafforzato il suo controllo sul partito. A fine settembre ha indetto elezioni anticipate, mettendo sul tavolo il rischio di perdere la maggioranza dei due terzi dei seggi alla Camera, ma al contempo la crisi organizzativa delle opposizioni.

Cosa è successo nel centro-sinistra?

A settembre si sono tenute le primarie del Democratic Party, il principale partito di opposizione, vinte dal candidato moderato-conservatore Seiji Maehara, che ha escluso qualsiasi accordo con i partiti minori del centro-sinistra, quello socialdemocratico e quello comunista, mantenendo il partito al centro.

Il Democratic Party è storicamente una formazione composta da un’ampia gamma di correnti, prevalentemente moderate e conservatrici, molto simili a quelle presenti nel LDP. Spesso la scelta di un parlamentare di optare per il DP rispetto al partito di governo è dettata da conflitti personali con i vertici liberaldemocratici, o semplicemente il rifiuto del LDP di candidarlo in un collegio di sua scelta. Nonostante l’ampia vittoria elettorale del 2009, la scarsa efficacia della sua azione governativa, e l’instabilità politica (ha cambiato tre premier in tre anni), ha segnato un rapido declino dei democratici giapponesi nella scena pubblica.

Quando sono state annunciate le elezioni anticipate il 25 settembre, Maehara ha avviato un negoziato con la Koike ed ha abbandonato il Democratic Party per presentarsi candidato nella formazione populista-conservatrice. Il partito democratico è definitivamente collassato con l’abbandono della maggioranza dei suoi deputati che hanno seguito l’esempio di Maehara. 

Nel campo del centro-sinistra, la minoranza del DP che si era coalizzata dietro a Yukio Edano alle primarie di settembre, ha dato vita al Constitutional Democratic Party of Japan. Un partito molto più riformista del suo predecessore, che si è candidato a diventare il perno di una nuova opposizione al conservatorismo.

Cosa è successo ai populisti giapponesi?

Yuriko Koike ha formato il Kibo no To, il ”partito della speranza”, che inizialmente è stato accolto dai media come la grande promessa di queste elezioni. Ideologicamente simile al LDP, salvo che sulla questione nucleare dove invece i populisti vogliono chiudere tutte le centrali nucleari entro il 2020, il partito è arrivato a malapena terzo, dietro ai riformisti.

La scelta della Koike di non schierarsi in prima persona, e la presenza tra i candidati di molti fuoriusciti del DP, hanno contribuito a rafforzare Shinzo Abe ed i liberaldemocratici come unica forza conservatrice in grado di offrire stabilità e sicurezza al paese.

Come è composto la nuova Camera dei Rappresentanti?

Dopo il rinnovo totale di domenica 22 ottobre, la coalizione LDP-Komeito ha confermato la sua super-maggioranza di due terzi dei seggi, arrivando a 312 deputati su 465. Il Constitutional Democratic Party of Japan si è fermato a 54 seggi, seguito dai populisti con 49, la coalizione socialdemocratici-comunisti 13, il partito localista conservatore di Osaka 10 e 26 altri deputati, essenzialmente indipendenti.

Cosa succederà adesso?

Nelle prossime settimane la nuova Camera dei Rappresentanti sarà ufficialmente inaugurata dall’Imperatore, e rieleggerà Shinzo Abe alla guida del governo. Quindi ci si aspetta che il Primo Ministro presenti alla Dieta il suo progetto di revisione della Costituzione, in particolare l’articolo 9. Questo articolo è al contempo un simbolo ed una limitazione legale, allo sviluppo di una struttura militare efficiente per il Giappone, che dipende dagli Stati Uniti per la sua difesa territoriale. Modificandolo, Abe vuole coronare il suo percorso politico, dotando il paese di forze armate moderne e più libere di agire come deterrente. 

Anche se apparentemente la mossa è stata giustificata, sia da Abe che dai media, come una risposta alle crescenti tensioni con la Corea del Nord, in realtà la prospettiva di lungo termine per il governo giapponese è dotarsi di un’infrastruttura militare in grado di controbilanciare il crescente potere commerciale e geopolitico della Cina Popolare in Estremo Oriente (leggi il mio commento in proposito). Per questo, oltre all’opposizione dei partiti di centro e di sinistra e di un pezzo della società civile giapponese, la proposta è stata duramente criticata anche da Pechino. 

Originariamente il disegno di legge costituzionale doveva arrivare alla Dieta questo autunno, ma le elezioni anticipate hanno imposto il rinvio della presentazione. La Costituzione impone che qualsiasi riforma della carta, dopo essere stata a approvata dalla maggioranza dei due terzi dei rappresentanti e dei consiglieri, venga ratificata in un referendum popolare. Il mandato di Shinzo Abe alla presidenza del Liberal Democratic Party scadrà il prossimo settembre. Nonostante Abe sia uscito rafforzato da queste elezioni, molto probabilmente arriverà a questo appuntamento con un percorso concreto di riforma costituzionale già avviato. 

Cosa è emerso da queste elezioni? 

Primo: non c’è spazio a destra per un avversario del LDP. Storicamente tutte le formazioni minori di destra, nazionaliste e conservatrici, che in questi anni sono entrate alla Dieta, hanno avuto un successo moderato e scarsa prospettiva politica e medio-lungo termine. Il LDP mantiene un’infrastruttura territoriale capillare, un controllo del territorio efficace, solidi legami con il mondo imprenditoriale e finanziario ed una pluralità interna in grado di raccogliere tanto gli elettorati conservatore e nazionalista, quanto quelli moderato e centrista.

Secondo: la disaffezione politica che si è espressa a luglio con la vittoria di Tokyo First, e che a queste elezioni ha fatto registrare alti consensi per formazioni di protesta minori, potrebbe diventare un problema se dovesse trovare una formazione politica seria in grado di esprimerla. Molto dipenderà dalle misure economiche e sociali che Abe adotterà nei prossimi mesi per consolidare o rivedere la sua dottrina economica ”Abenomics”.  

Terzo: il Liberal Democratic Party ha un nuovo astro nascente, che si è imposto in queste elezioni. E’ Shinjiro Koizumi, 36 anni, figlio dell’ex premier Junichiro Koizumi. La sua popolarità è talmente alta che ha fatto campagna elettorale anche fuori dal suo collegio in aiuto a colleghi in difficoltà, ricevendo l’appellativo di ”panda da esposizione” da parte degli altri partiti. Potrebbe rapidamente imporsi come un futuro sostituto di Abe alla guida del partito.

Quarto: il relativo successo del CDPJ apre la strada ad una riorganizzazione del centro riformista e della sinistra, in un blocco che potrebbe sfidare alle prossime elezioni Shinzo Abe ed il LDP da sinistra

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