La Chiesa deve purificarsi

Questa settimana la Chiesa cattolica è stata scossa da un nuovo scandalo scioccante quando un’ inchiesta giudiziaria in Pennsylvania ha puntato l’indice contro centinaia di sacerdoti statunitensi, ed alcuni dei loro vescovi, per aver sistematicamente abusato di più di mille minori dal 1947 in poi.

Le rivelazioni sono soltanto l’ultimo capitolo di una serie di casi analoghi che hanno coinvolto chierici cattolici in vari paesi del mondo. Nonostante le riforme legislative di Joseph Ratzinger, e un mutato atteggiamento verso le vittime introdotto dal suo successore, i nuovi casi (di recente in Cile) mostrano una Chiesa cattolica apparentemente incapace di affrontare radicalmente il problema.

Il report del Grand Jury statunitense sembra confermare che molti dei sacerdoti coinvolti avrebbero ricevuto protezione dai loro vescovi, potendo continuare a svolgere le loro funzioni religiose (ed il loro abusi) in maniera indisturbata per anni. La cultura del silenzio e la difesa dell’istituzione sono elementi che spesso sono emersi in questo genere di inchieste, anche fuori dagli Stati Uniti.

Nonostante il nuovo corso imposto dal nuovo Papa di Roma, una svolta politica verso i temi sociali, a distanza di cinque anni dalla drammatica fine del regno di Benedetto XVI la Chiesa cattolica appare sempre più irriformabile dal suo interno. Lo dimostra il percorso delle riforme volute da Jorge Mario Bergoglio, eletto nel 2013 con il mandato di fare pulizia nella curia romana, arenatesi, con l’unica eccezione di un rimescolamento della composizione del Collegio cardinalizio, che però influenzerà il futuro più che il presente.

Le motivazioni delle dimissioni di Mary Collins dalla commissione antiabusi vaticana nel 2017 dimostrano la fragilità delle iniziative di Francesco quando vengono apertamente osteggiate dalla potente burocrazia pontificia. La curia romana, alla stregua di una corte rinascimentale, continua ad essere dominata da cordate e correnti, intrise della cultura di autopreservazione dell’istituzione da qualsiasi movimento esterno.

È innegabile che attorno alle rivelazioni degli abusi di esponenti del clero cattolico si giochi anche una questione più ampia. Il Cristianesimo in Occidente sembra sempre più destinato a diventare una (seppur cospicua) minoranza, che dovrà imparare a convivere in contesti via via sempre più multiculturali e multiconfessionali. Il declino della partecipazione al culto religioso, ed il crescente divorzio tra l’etica pubblica ed i dettami morali cristiani (soprattutto cattolici) in campo sessuale, ma sempre più anche nell’ambito sociale, alimentano un’ostilità crescente verso le comunità religiose e le istituzioni ecclesiastiche.

Questi elementi, purtroppo, favoriscono quella cultura del silenzio che domina ancora parte delle gerarchie cattoliche nel mondo, e che viene rivelata dalle inchieste giudiziarie. Se la Chiesa cattolica sembra irriformabile, ed i suoi settori sani inermi, lo Stato non può non intervenire.

Come già avvenuto in paesi come l’Australia od il Belgio, anche da noi serve uno sforzo maggiore da parte delle autorità pubbliche per far uscire dall’ombra le vittime, punire i colpevoli e sostenere i riformatori. Questo sforzo deve partire dalla creazione di una commissione nazionale indipendente (e neutra) di inchiesta sulle accuse contro esponenti del clero, un percorso di pulizia necessario, seppur doloroso per le vittime, che è ad oggi l’unica speranza di un rinnovamento concreto per la Chiesa di Roma.

Il tema degli abusi nella Chiesa cattolica non è più trascurabile, ma deve essere affrontato con decisione da parte della società e dello Stato, senza mai perdere di vista la complessa storia dell’istituzione ecclesiastica, ed il contesto socio-culturale attuale.

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