Negoziare con Ankara.

 

<< Sarebbe saggio dire ora che premiamo il tasto reset>>. Christian Kern, cancelliere austriaco, ha dato voca ad un pensiero molto popolare tra i leaders europei in questo momento. Smettere con la farsa dei negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione Europea, che devono riprendere a settembre.

Che si tratti di una farsa è piuttosto evidente a chiunque. Da anni i veri problemi che impediscono l’integrazione turca non sono mai stati affrontati seriamente. Dalla riunificazione di Cipro, agli standard democratici ed economici della Turchia. Anzi nell’ultimo decennio, in concomitanza con i negoziati, si è assistito soltanto alla sostituzione della censura militare-kemalista con quella dell’AKP. L’imprigionamento di giornalisti critici e la repressione del movimento di Gezi Park ne sono due esempi evidenti.

Non mi stupisce che a fare questa proposta sia proprio l’Austria, nel momento in cui folle di immigrati, che nelle città austriache manifestano per R.T. Erdogan, dragano voti a favore della destra radicale che si appresta ad eleggere il presidente della Repubblica il prossimo 2 ottobre. Nonostante le comprensibili motivazioni politiche, interrompere oggi la parvenza di un dialogo con Ankara avrebbe una serie di conseguenze negative, molto più gravi della possibile elezione di Norbert Hofer. Per prima cosa segnerebbe un ripiegamento dell’Europa su se stessa. Dopo il risultato del Brexit l’Unione Europea finirebbe per fare proprie le ragioni della campagna del Leave. La paura verso i rifugiati ed i migranti, la passività dinnanzi a fenomeni esterni che non siamo in grado di governare, ed assenza di soluzioni comuni, affidando a ciascun singolo stato membro la possibilità di voltare le spalle agli altri.

In secondo luogo si cancellerebbe quel poco di buono che il negoziato (falso) ha portato in questi anni. A partire dal diritto delle istituzioni europee di occuparsi attivamente della situazione dei diritti umani in Turchia (a prescindere dal fatto che spesso scelgano di non farlo). Passando per il modello di libero mercato che l’Unione rappresenta. Non va dimenticato che i vantaggi che la Repubblica di Cipro possiede grazie al suo status europeo, hanno spinto i turco-ciprioti ad eleggere nel 2015, quale loro rappresentante il moderato Mustafa Akinci, che ha avviato con forza negoziati per la riunificazione col presidente Nikos Anastasiadis.

Il ritiro dell’Europa dalle faccende turche condannerebbe quelle migliaia di cittadini che si trovano stretti tra il golpe (fallito) ed il ”contro-golpe” (in corso) a rimanere inascoltati mentre arresti discutibili e licenziamenti di massa sono in corso in tutto il paese, da parte del loro stesso governo. In questa fase l’Unione Europea deve mostrare una rinnovata leadership, che sappia superare i traumi dell’uscita del Regno Unito e del clima di insicurezza prodotto dai continui attentati islamisti del Daesh. E sappia mantenere saldi i valori democratici ed i principi di libertà su cui l’Europa unita è stata fondata, facendoli valere nei confronti della Turchia.

Genova, l’alba della Città Metropolitana.

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Nella sala ereditata dal consiglio provinciale disciolto, a Palazzo Doria-Spinola, si è insediato ieri pomeriggio il consiglio della Città Metropolitana, che entrerà nel pieno delle sue funzioni il 1 gennaio 2015. Fino ad allora il compito istituzionale conferito dalla legge al Sindaco di Genova, Marco Doria che lo presiede, ed ai diciotto consiglieri eletti il 5 ottobre scorso, per la prima volta dal 1948 con un’elezione indiretta, alla quale hanno potuto partecipare solo i sindaci ed i consiglieri comunali del territorio della vecchia provincia genovese, sarà quello di dare uno Statuto alla nuova istituzione.

A dominare il rito dell’insediamento, più che la convinzione di assistere alla più radicale riforma politica di un’istituzione repubblicana dal lontano 1945, quando il Comitato di Liberazione Nazionale ricostituì la provincia dopo la caduta del regime fascista, come ricorda una solitaria tabella in ottone nascosta in una sala attigua, è stata decisamente l’incertezza tra i consiglieri stessi sulla natura del nuovo organo. Perfettamente ripartiti a fronteggiarsi nove a nove, sui tavoli ai lati del seggio di Marco Doria, che presiederà il consiglio ed il nuovo organo, i convenuti hanno assistito in un silenzio quasi religioso, alle pratiche burocratiche di insediamento. E così il Sindaco Doria, provvidenzialmente assistito dal Segretario generale dell’Ente Piero Araldo, ha provveduto allo svolgimento dei voti sulla conferma dei consiglieri eletti e sul regolamento di funzionamento del Consiglio, con l’inesperienza evidente di chi certamente due anni fa non avrebbe mai immaginato di finire catapultato, in nome del taglio alle spese, a presiedere, oltre che la sua Giunta a Tursi, anche Palazzo Spinola.

Espletati rapidamente, e con una certa sufficienza in vero, le formalità burocratiche ecco che il clima assume le vesti delle occasioni solenni, Marco Doria, nello stile appreso in anni di insegnamento universitario, si sfila l’orologio dal polso e lo deposita sul tavolo difronte a se, perché il tempo, per un professore, è sempre una sfida aperta tra l’esigenza della sintesi e quella della completezza. Il tema che domina l’uomo della strada, e le cui immagini tutta Italia ha ancora presenti, entra solo accennato nel discorso del Sindaco-presidente, il quale ha preferito fra svolgere una breve informativa sullo stato delle cose al Segretario generale Araldo. Ascoltando le sue parole, una litania di strade provinciali ancora chiuse, di edifici scolastici in dissesto, e soprattutto la quantificazione delle esigenze immediate pari a due milioni di euro per gli interventi urgentissimi ed ulteriori sette per quelli urgenti, si comprende forse perché non era il caso di soffermarsi troppo, nella solennità dell’evento alla contingenza del momento.

Terminata la relazione introduttiva i consiglieri prendono la parola un po’ per volta, in ordine sparso, il primo è Roberto Levaggi, Sindaco di Chiavari, il quale in uno slancio di solidarietà tra colleghi, ma anche certamente di valenza politica, essendo egli un esponente di centro-destra, difende l’operato dei Sindaci difronte alle catastrofi come quella di venerdì e sabato scorso, a fronte delle critiche che la cittadinanza è solita rivolgere agli amministratori locali. << Siamo i primi che i cittadini trovano>>, li giustifica Levaggi. Il riferimento, indiretto, alle feroci polemiche che hanno investito Marco Doria negli ultimi giorni, comprese le numerose richiese di dimissioni, è evidente. Che sia il sintomo di un clima da larghe intese, plasticamente rappresentato alle ultime elezioni dalla decisione di costituire un listone unico tra Partito Democratico, Forza Italia, Nuovo Centro Destra oppure un mal comune, mezzo gaudio, sarà solo il tempo a dircelo. Un consiglieri in quota Partito Democratico, a seduta finita, osserva come tra gli eletti i democratici ne possano contare solo sei, un po’ pochi. Specie se si pensa, insiste, che in altre realtà italiane, dove il Partito ha scelto di correre con la sua lista, ha praticamente stravinto. Ma per la durata della prima seduta gli auspici di collaborazione si intrecciano al problema pressante, che ricorre spesso negli interventi, sulle funzioni che il nuovo organismo dovrà svolgere. Qui le opinioni si sovrappongono, tra chi, giunto dall’entroterra vorrebbe che la Città Metropolitana assolvesse i compiti delle disciolte Comunità Montane, chi richiama l’attenzione all’emergenza neve che tra un mese sostituirà quello dell’alluvione nei piccoli comuni, e chi si domanda quanto il nuovo ente potrà effettivamente fare in base ai fondi che avrà a sua disposizione.

La discussione, però, non va oltre la speculazione filosofica, dal momento che Doria richiama tutti all’ordine, rinviando il tutto a nuova seduta da tenersi entro dieci giorni. Compiti a casa per tutti, lo studio della proposta dell’Associazione Nazionale dei Comuni per lo Statuto della Città Metropolitana, da completare rapidamente entro la fine dell’anno. Nella speranza che nel frattempo si faccia più chiarezza sul destino del nuovo ente.

Il Papa, Tsipras e gli ultimi del mondo.

article_19267<< Abbiamo avuto l’occasione oggi di discutere con Papa Francesco, chiamato il ”Papa dei poveri” della crisi economica che non è solo economica ma essenzialmente di valori>>, così un sorridente Alexis Tsipras in piazza San Pietro ha descritto il risultato dell’udienza privata, durata quarantacinque minuti, concessa da Papa Francesco su richiesta del politico greco, ieri mattina in Vaticano. E’ la prima volta che un esponente politico di Atene rende visita al Papa di Roma, preceduto pochi mesi fa dal Presidente della Repubblica Karolos Papoulias, anche in ragione della storica forte ostilità al dialogo interreligioso di un’ ampia corrente della Chiesa ortodossa di Grecia. Il signor Tsipras ha illustrato al Pontefice la situazione sociale della Grecia, dopo quattro anni di crisi economica, ricevendo la comprensione del Papa che ha espresso il suo sdegno per un sistema dove i << mercati prevalgono sulla politica, ed hanno cancellato la centralità dell’uomo>> e riferendosi in particolare al suo paese d’origine, l’Argentina, ha denunciato le scelte politiche che hanno portato a << salvare le banche e non le persone>>. Nel corso dell’udienza privata il Pontefice argentino ed il leader socialradicale greco hanno trovato numerosi punti di convergenza tra loro, oltre alla condivisione dell’analisi della crisi economica e di valori che vive il mondo occidentale, per cui il signor Tsipras ha invitato pubblicamente il Pontefice a continuare il suo ruolo di denuncia delle ingiustizie, non è mancato un approfondimento sui temi internazionali, in particolare i conflitti in Ucraina, in Medio Oriente e nel Levante, sui quali il signor Tsipras ha offerto il suo sostegno alle iniziative di pace internazionali che il Papa intraprenderà. Sul tema dell’immigrazione, nervo sensibile per la Grecia che subisce flussi incontrollati di migranti dal confine terrestre con la Turchia in Tracia e verso le isole dell’Egeo, la visione di far prevalere il fattore umano, come richiesto con forza anche all’Italia nella visita a Lampedusa a pochi mesi dalla sua elezione da Francesco, ha unito i due uomini.

Il clima positivo dell’incontro, avvenuto alla presenza del coordinatore europeo del think thank della Sinistra Europea ”TransformWalter Baier, si è concluso con il saluto del Pontefice al presidente di Syriza: << Voi giovani politici parlate una lingua che sembra una melodia carica di speranza>>. Dal canto suo il signor Tsipras ha rivolto al Pontefice i saluti del Patriarca Ecumenico Ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo, che aveva informato della sua visita in Vaticano, il quale riceverà nella sua sede al Fanari a Costantinopoli, il prossimo novembre, Papa Francesco dopo il loro recente incontro ecumenico a Gerusalemme nel maggio scorso.  Ai giornalisti che lo attendevano ai piedi della scalinata di piazza San Pietro ha, infine, rivelato l’aspetto più prettamente politico dell’incontro con il Papa della Chiesa Cattolica, affrontato nel suo ruolo di ex candidato alla Presidenza della Commissione Europea per la Sinistra Unitaria Europea, dichiarando: <<Abbiamo concordato che il dialogo tra la Sinistra e la Chiesa Cristiana debba continuare. Partiamo da diverse genesi ideologiche e tuttavia ci incontriamo su valori comuni: sulla solidarietà, nell’amore fraterno, nella giustizia sociale, sulla speranza per una pace mondiale>>.