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Tsipras in pellegrinaggio dai monaci zapatisti.

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Ouranopolis (letteralmente la città del cielo), sulla terza punta, la più orientale, della penisola della Calcidica nella regione della Macedonia, Grecia settentrionale. Un pugno di case, una manciata di spacci e taverne per turisti, una torre come unico reperto antico. Da questo luogo semi sperduto nella natura selvaggia della Calcidica, ricca di spiagge incontaminate di sabbia fine è bagnata da acque limpide e trasparenti parte, ogni giorno, un piccolo battello bianco che porta fedeli, dubbiosi e curiosi alla Sacra Comunità del Monte Athos. Il collegamento tra Ouranopolis ed il molo del villaggio capoluogo della penisola, Karies, è l’unico mezzo per accedervi, giacché possenti recinzioni sorvegliate a vista, giorno e notte, da guardiani e cartelli in diverse lingue interdicono l’accesso via terra. Venerdì scorso al posto della folla anonima in attesa del trasporto, ad Ouranopolis si è imbarcato il Capo dell’opposizione principale Alexis Tsipras per addentrarsi, per la prima volta, in un luogo unico al mondo, dove il tempo scorrendo non ha prodotto nessun cambiamento sensibile negli ultimi mille anni di Storia.

imageIl Monte Athos è una comunità di venti monasteri ortodossi, di cui diciassette greco ortodossi, e rispettivamente uno per i serbo ortodossi, i russo ortodossi ed i bulgaro ortodossi, sottoposta direttamente al l’autorità spirituale del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. I primi regolamenti della Comunità risalgono all’Impero bizantino, essendo il monastero più antico sorto nel 919 d.C. (quello più “giovane” è solo del 1542). Le basi normative attuali si fondano sullo Statuto di autogoverno della Comunità del 1924 e nella disciplina dell’articolo 105 della Costituzione della Repubblica Ellenica del 1975. In particolare quest’ultima norma regola formalmente gli aspetti tradizionali del Monte, non essendo esso, come spesso invece viene erroneamente scritto, un “Vaticano ortodosso” ma facendo parte a pieno titolo dello Stato greco. La Costituzione, in particolare, attribuisce alla penisola una totale autonomia dalle istituzioni statali, vieta la stabilizzazione sul suo territorio di persone non ortodosse o scismatiche all’Ortodossia, ed estende la cittadinanza a qualsiasi straniero diventi monaco in uno dei monasteri. Al momento dei negoziati di adesione della Grecia alla Comunità Economica Europea, nel 1979, una dichiarazione del Consiglio europeo recepì l’eccezionalità dello status del Monte Athos che fu, nel corso degli anni, esentato da numerose norme comunitarie quali la disciplina sulla libera circolazione delle persone, l’esenzione dei dazi doganali e dei confini. Una delle peculiarità della legislazione, che trova il suo fondamento nella tradizione plurisecolare, è il divieto assoluto per le donne di accedere al territorio della Comunità.

imageAl fianco di un Amministratore civile, responsabile della supervisione della corretta attuazione delle leggi ecclesiastiche e dirige i servizi di ordine pubblico e protezione civile, il fulcro della Sacra Comunità è l’autogoverno democratico che trova la sua fondazione fin dagli inizi dell’esperienza monastica nella regione. Fatte salve le questioni interne ai singoli Monasteri, definite dai capitoli, nel villaggio capoluogo di Karies (circa duecento abitanti) ha sede il consiglio della Sacra Comunità composto dai rappresentanti dei Monasteri eletti democraticamente dai confratelli su base annuale. Il ruolo di questo organo non deve essere sottovalutato avendo esso svolto diverse azioni degne di nota, da ultime diverse iniziative assunte durante l’Occupazione nazifascista, nell’ultima guerra, di sostegno alla popolazione civile e di asilo ai partigiani greci che trovarono rifugio nei Monasteri greco ortodossi per sfuggire agli occupanti tedeschi e bulgari che si spartirono la Macedonia e la Tracia tra il 1941 ed il 1944.
La vita dei monaci si svolge in un clima di estraniazione alla tecnologia moderna, nella preghiera e nella meditazione, sostentate dai prodotti coltivati nelle terre dei Monasteri, il tutto scandito dall’antico calendario Giuliano, in vigore nell’Impero bizantino ai tempi della fondazione dei primi insediamenti e mai abbandonato per abbracciare quello Gregoriano.

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Il breve tragitto compiuto dal signor Tsipras per accedere al villaggio capoluogo di Karies ha un significato profondo, considerato il retroterra culturale e politico del partito di cui è capo, alla luce dei grandi cambiamenti che vi ha imposto, quando nel 2012 si è trovato alla distanza di un respiro dalle chiavi del potere civile in Grecia. Apparentemente, infatti, sono passati solo cinque anni da quando, in spregio alla regola che vieta l’accesso alle donne al Monte, il signor Tsipras rivendicava con orgoglio il gesto provocatorio di una deputata di Syriza, tale Litsa Manatidou, che violò il territorio della Comunità per attrarre l’attenzione su alcuni scandali immobiliari del Monastero Vatopedi con il patrimonio pubblico. Nei fatti questa visita ha gettato alle spalle la retorica anticlericale ed anti ortodossa di Syriza, che però è ancora viva in alcune sue importanti correnti di sinistra, portando al culmine il percorso avviato all’indomani delle elezioni del 2012 dalla dirigenza del partito. Il primo passo dei socialradicali nei confronti della gerarchia ortodossa è avvenuto nel gennaio 2013 quando il partito di opposizione sfruttò un convegno dal titolo “Chiesa e Sinistra” organizzato dall’Università di Salonicco, indicando una vicinanza di Syriza alla funzione attiva della Chiesa di Girecia in campo sociale, sanitario ed assistenzialista nei confronti degli strati più poveri della popolazione civile, umiliata dalla crisi economica peggiore della sua storia, avviato fin dal 2010 anno in cui i Metropoliti, con un gesto unico tra tutte le istituzioni del paese, riconsegnarono il proprio stipendio annuale al bilancio dello Stato. Da qull’evento in poi le strade di Syriza e della Chiesa si sono incrociate in numerose battaglie comuni, come quella contro la chiusura della radiotelevisione di Stato (ERT), o contro il partito neonazista Alba Dorata che arrivò a denunciare l’attività assistenzialista delle parrocchie agli immigrati, ricevendo una dura risposta da numerosi Metropoliti, con a capofila il conservatore di Salonicco Anthimos. Il cambio di rotta del signor Tispras è stato, col passare del tempo, sempre più evidente. Dall’aperto sostegno pubblico al Metropolita Pavlos, impegnato in una dura condanna dell’Alba Dorata, e ricevendone in cambio anonime minacce di morte telefoniche, all’inedita udienza ottenuta con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, al quale al principio di quest’anno il leader di Syriza espresse il suo desiderio di visitare il Monte Athos.

Reduce dalla recente battaglia contro la privatizzazione parziale dell’impresa elettrica di Stato DEH, che sui territori ha visto schierarsi fianco a fianco socialradicali, sindacalisti e Metropoliti in solidarietà ai lavoratori, il signor Tsipras è giunto a Karies accolto con tutti gli onori dal consiglio della Sacra Comunità appositamente riunito. Il presidente di Syriza è, ad oggi, il secondo leader di sinistra a visitare il Monte, dopo la storia visita dell’allora segretario generale del Partito Comunista Ellenico Xarilaos Florakis nel lontano 1995. Per rompere il ghiaccio dell’occasione solenne, e per lui inedita, il Capo dell’opposizione si è lasciato andare ad una battuta: << Dicono in molti che chi non visiti il. Monte Athos faccia un torno a se stesso. Noi, dunque, poiché non volevamo ulteriormente farci questi torno siamo venuti al Monte Athos è voglio sinceramente ringraziarvi calorosamente per l’invito ma anche per la vostra accoglienza calorosa>>. Nel corso del suo breve intervento di saluto il signor Tsipras ha sottolineato, a suo avviso, l’assoluta importanza del sostegno dello Stato alla Sacra Comunità ed ha messo il suo partito a difesa dell’eredita tradizionale e culturale del Monte, promettendo pieno sostegno da << qualsiasi posto il popolo greco ci affiderà>> alle richieste prevenutegli dai monaci sul tema del regime fiscale delle proprietà ecclesiastiche. Lodando lo spirito democratico di autogoverno della Comunità quale un esempio da di cui tenere conto, ha voluto anche gettare un inedito ponte ideologico ai padri presenti tra la sua cultura e la loro. Evocando il motto zapatisti, fatto proprio da Syriza, “tutto per tutti, nulla per noi” il signor Tsipras ha dichiarato:<< voi, questo, lo avete reso uno stile di vita>>.

Nel corso dei due giorni spesi sul Monte Athos ha visitato diversi monasteri greco ortodossi, suscitando stupore tra i presenti, e famelica attenzione dei media al seguito, chiedendo di restare solo, per una decina di minuti in tutto, alla presenza della sacra icona “Αξιον Εστί” raffigurante la Madre di Dio, che la tradizione vuole sia la protettrice del Monte Athos, una delle reliquie più sacre ivi custodita. Il sabato mattina il signor Tsipras ed il suo scarno seguito hanno seguito la celebrazione delle Lodi Mattutine, quindi della divina Liturgia. Questi episodi sono solo gli ultimi di una graduale adesione alle cerimonie religiose, quali la benedizione in Parlamento od in occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2013-2014, a cui inizia ad abituarci il Capo dell’opposizione, definito “ateo” dai suoi collaboratori fino a poco più di un anno fa. Nel corso della visita, infine, si è trattenuto con gli abati ed i teologi dei Monasteri che lo hanno ospitato per discorrere, raccontano le cronache, di filosofia e problemi sociali.

Premesso, a mio avviso, che la Fede e l’istinto religioso di ciascun individuo non si possa mai giudicare, essendo essi dei percorsi lunghi tutta la vita e mai un traguardo facilmente raggiungibile, come molti spesso, tra coloro che non li coltivano, sono portati a pensare, la Fede si dimostra nelle opere ed intimamente presso Dio verso cui è rivolto questo rapporto intimo che l’essere umano sviluppa dai primordi della Storia. Forse qualcuno concluderà la lettura pensando che Atene Val pure una Messa, ma messa o meno quella co cui il signor Tsipras si trova a dover ragionare è una Chiesa che, pur portando nel suo grembo la sua buona dose di reazionari e nazionalisti, resta una Chiesa di popolo come fin dalle sue origini. Una Chiesa che, come ripete sempre l’Arcivescovo di Atene e tutta la Grecia Ieronimos, sopratutto ai suoi, che si sforza ogni giorno di<< amare tutti, credenti e non, bianchi e neri, greci ed immigrati>>.

Il travaglio del partito democratico greco.

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Doveva essere il giorno dei lunghi coltelli in casa socialista, con l’apertura delle ostilità verso il presidente del partito Evangelos Venizelos. Invece dalla Commissione Politica Centrale di ieri è emersa una strategia con un fine ampiamente condiviso: l’unificazione del centrosinistra greco in un congresso fondatore della grande Fazione Democratica da tenersi ad ottobre prossimo. Fazione in cui, ovviamente, il. Pasok dovrà essere la colonna portante.

Nel suo lungo intervento, in cui ha criticato apertamente l’opposizione ed ha smentito con forza nuove misure di austerità in autunno, il signor Venizelos ha sottolineato come:<< se il nostro scopo è tornare al Pasok precedente alla crisi, allora ci impegnamo inutilmente. Se lo scopo è la convergenza di tutte le forze che fanno parte del centrosinistra, dopo la crisi, allora stiamo agendo con un criterio di correttezza e verità, difronte al populismo>>. Il percorso indicato dal Vicepremier consiste in due stadi paralleli, il primo è la formazione di una. Commissione Nazionale per il Dialogo in cui sarà inserita tutta la dirigenza socialista, i vertici dei partiti minori che hanno composto l’Ulivo greco, e tutti i rappresentanti dei partiti e dei movimenti politici di centrosinistra del Paese. Il secondo stadio è l’appuntamento annuale del Pasok per il 3 settembre, anniversario della fondazione del Movimento Socialista Panellenico nel 1974 da parte del signor Andrea Papandreou all’indomani del suo ritorno dal’esilio dopo la caduta del regime militare. A questa occasione viene rimandata la discussione propriamente politica, sulle idee e proposte da portare in dote al congresso democratico, attraverso la convocazione di una conferenza politica.

Nonostante le rassicurazioni del signor Venizelos sul fatto che il Pasok resterà un soggetto politico autonomo, rassicurazione ribadita da tutti i vertici socialisti nei loro interventi e fortemente rivendicata dagli oratori delle varie minoranze interne, l’appuntamento del 3 settembre rivelerà in concreto quanti nel movimento socialista siano già pronti a differenziarsi dalla leadership politica arrivando ad congresso democratico con l’intenzione di rompere le righe e strutturarsi in correnti del nuovo soggetto. Infatti non poche voci delle minoranze si sono levate per chiedere che più di una conferenza politica il presidente dovrebbe convocare un congresso del Pasok a settembre, prima di quello della Fazione Democratica, ipotesi questa che non è stata inserita nel documento finale. L’unico punto su cui, invece, quasi tutti i convenuti si sono trovati d’accordo è stata la presa d’atto del superamento dell’esperienza ulivista, messa in campo per le euro urne di maggio. Il principale peccato ascritto all’Ulivo greco riguarda la genesi vertici sta del progetto che non è riuscito a coinvolgere la base elettorale potenziale dell’area di centrosinistra ed il principale partner a livello parlamentare ovvero la Sinistra Democratica (ΔΗΜ.ΑΡ.).

Il rischio, tuttavia, che il congresso fondatore della Fazione Democratica si trasformi in un Ulivo II aleggia all’orizzonte del progetto. Il rischio si fonda su due discriminanti presenti nel gioco estivo della politica greca: il potenziale rischio di una dissoluzione della Sinistra Democratica, e lo svolgimento di elezioni anticipate in autunno. Il partito socialdemocratico ha impresso un’accelerazione nel suo percorso di avvicinamento a Syriza firmando una richiesta analoga a quella dei socialradicali per un referendum sulla legge di privatizzazione parziale dell’impresa statale dell’energia elettrica, respinta come le altre in Parlamento, espellendo un deputato contrario all’iniziativa e suscitando forti tensioni con la minoranza riformista al suo interno, che chiede un assembramento con i partiti di centrosinistra. Per quanto riguarda la sopravvivenza dell’attuale legislatura, in scadenza naturale nel 2016, i dubbi sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi tempi. Sulla carta, e nella sostanza, la maggioranza governativa non ha i centottanta voti necessari per superare l’elezione del Presidente della Repubblica di febbraio, lo stato maggiore del Primo Ministro Samaràs si sta preparando a tenere in considerazione l’opzione di tornare alle urne in autunno, pur smentendolo ufficialmente, per evitare una pesante campagna elettorale dell’opposizione che potrebbe durare anche sei mesi.

Nel primo caso la Fazione Democratica si rivelerebbe essere esattamente come l’Ulivo, ovvero un contenitore dove nascondere il Pasok, con un simbolo e nome nuovo per fagli ottenere qualche voto in più. Nel caso di elezioni anticipate, invece, il partito di troverebbe col serio problema di dover scegliere se usare il nuovo nome senza una base politica, e quindi escludendo la convergenza di altre forze politiche, oppure se tornare a presentarsi sotto il sole verde socialista, rischiando un impietoso giudizio degli elettori, aggravato dalla riproposizione della stessa leadership che ha ininterrottamente presenziato, nel bene e nel male, questi ultimi quattro anni di regime della Troika.

Il bacio e la svastica.

Mercoledì pomeriggio è riapparso in pubblico il capo dell’Alba Dorata, Nikos Mixaloliakos, detenuto in carcere dal 28 settembre 2013, con l’accusa di essere il capo di un’organizzazione a delinquere, assieme a buona parte del gruppo parlamentare neonazista. 

In un clima incandescente attorno, e dentro, al Parlamento i vertici della cupola neonazista sono giunti nell’aula con un’ingente scorta, per intervenire nel procedimento per la revoca della loro immunità parlamentare, su richiesta della magistratura, a fronte dei procedimenti a loro carico. E’ la prima volta che il giudice di vigilanza ha concesso a Mixaloliakos, al suo braccio destro Christos Pappas, ed al responsabile provinciale del Pireo Iannis Lagos, di tornare in aula, nonostante avessero più volte richiesto di poter partecipare alle discussioni ed alle votazioni importanti degli ultimi mesi. La macchina del movimento politico ha saputo ben sfruttare l’occasione. All’arrivo dei detenuti, infatti, diverse centinaia di camicie nere avevano già circondato il perimetro del Parlamento inneggiando al Capo (così è chiamato Mixaloliakos dai miliziani del partito) e lanciando insulti al ”sistema politico” colpevole di averlo imprigionato. I cori sono stati ripetuti nei corridoi dell’edificio dai deputati e dagli assistenti parlamentari che hanno scortato il Capo fino in aula. Qui è andato in scena un curioso siparietto fra i deputati che, contrariamente alla loro retorica virile, hanno iniziato a scambiarsi baci (seppur castamente sulle guance) ed abbracci dando l’impressione di assistere al ricongiungimento di delicate fanciulle riunite dopo lungo tempo, desiderose, o forse impossibilitate a fare altrimenti, di esprimere la loro gioia col contatto fisico. Per quanto casto, ovviamente. 

Nella sua apologia ogni sguardo, ogni gesto, ogni inflessione tonale hanno tradito l’angosciosa convinzione del Capo di essere stato tirato fuori dalla gabbia per un trotto al lazzo, ma finito questo di doverci tornare ancora e chissà per quanto. L’unica cartuccia fabbricata il 25 maggio di una polverosa verità, l’essere attualmente il terzo partito del paese per consensi, il Capo l’ha usata e riusata molte volte, regalandola innanzi tutto alla folla che lo inneggiava all’ingresso, e poi sparandola sui suoi nemici radunati ad ascoltarlo (e contestarlo) nell’aula. Nonostante la decisione di revocarne l’immunità fosse già stata presa a livello politico, Mixaloliakos ha sentito l’impellente necessità di difendersi nel merito, prima ancora che il processo fosse iniziato, respingendo le accuse di possedere armi da guerra illegali << Avevo armi in casa per la mia protezione, perché ero nel mirino dei terroristi>>, e soprattutto di aver comunicato << quello è il numero del centralino dei nostri uffici, non il mio personale>>, con gli artefici materiali dell’omicidio del musicista antifascista Pavlos Fissas, nei minuti precedenti e successivi all’assassinio. Esaurita la sua apologia giudiziaria, liquidata peraltro con numerose gentili parole indirizzate ai magistrati ed ai suoi colleghi deputati, il Capo ha furbescamente sfruttato quel raro raggio di sole nella notte della sua lunga segregazione per inserirsi nel dibattito politico attaccando il Governo e la Nuova Democrazia, i suoi nemici naturali, sia per averlo fatto arrestare, sia per geografia politica.

 << Perché non parlate più del video Baltakos?>> ha chiesto beffardamente rivolgendosi ai banchi dell’Esecutivo. Takis Baltakos è stato fino al 3 aprile scorso il Segretario generale del Consiglio dei Ministri. Il collaboratore più vicino al Primo Ministro Antonis Samaràs, colui che reggeva il filo conduttore tra la presidenza ed i ministeri, che riferiva ed organizzava la linea politica. Uomo di espressione neodemocratica, esponente dell’ala conservatrice del partito, è divenuto noto alla maggioranza dei cittadini quando le reti televisive hanno diffuso un video, fatto con un cellulare, dove questi parlava in un ufficio con l’enfant prodige di Alba Dorata, ed attuale reggente, Ilias Kasidiaris autore del video stesso. Nel colloquio, le parole sono proprio sue, il signor Baltakos ha confessato al deputato neonazista che l’arresto del Capo e del suo stato maggiore era avvenuto su pressione dei ministri della Giustizia e dell’Ordine Pubblico che, tenuto all’oscuro fino all’ultimo il signor Samaràs, avevano convinto i magistrati oltre che della natura criminale dell’organizzazione Alba Dorata anche di essere una setta neopagana che voleva minacciare i valori dell’Ortodossia. Il signor Baltakos non ha nascosto il suo disprezzo per il Primo Ministro quando questi gli aveva detto che dopo l’arresto di Mixaloliakos l’Alba Dorata sarebbe crollata a livelli infimi di sostegno nell’elettorato, mentre lui era segretamente un sostenitore di una forma di convergenza tra Nuova Democrazia ed Alba Dorata per creare un fronte saldo di destra nel paese, che potesse mantenere il potere a lungo. Argomento questo di cui il signor Samaràs non voleva neppure sentire parola. 

Forte del crollo di Nuova Democrazia alle urne del 25 maggio << Avete preso (assieme al Pasok) il 31%, due punti in meno di quanto prese Re Costantino nel 1975 al referendum sulla Monarchia>> il Capo ha chiamato in causa in aula altri interlocutori segreti del suo movimento, appartenenti al campo governativo, indicando il consigliere del Primo Ministro signor Iannis Mouroutis, ed i ministri della Sanità Georgiadis (che ha un passato nell’estrema destra nazionalista) e della Cultura Panagiotopoulos (molto vicino al premier). Il suo vice Pappas è arrivato a rivelare presunte confidenze del Presidente del Parlamento Evangelos Meimarakis, che avrebbe confessato di provare simpatia per il giovane Kasidiaris essendo stato lui stesso da giovane un attivista della destra radicale. I diretti interessati hanno immediatamente smentito. 

<< Sono un nazionalista e non me ne pento, non potete spezzarmi l’anima qualunque cosa facciate>> ha ruggito con l’orgoglio ferito di chi vive una sconfitta più che della pretesa dignità di essere il Capo del terzo partito del paese. Calato il sipario, con scene che hanno sfiorato la violenza fisica tra i neonazisti ed alcuni deputati del Pasok e di Syriza, una valanga di si ha ratificato la revoca dell’immunità parlamentare per gli inquisiti, rimandando il vecchio Capo amareggiato a prendere il blindato in attesa di riportarlo alla freschezza della sua cella, dove avrà modo, si spera ancora per molto tempo, di meditare nuove vendette e vecchie violenze.